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L'Italia è il produttore vinicolo con il più alto potenziale competitivo a livello mondiale: lo dice FranceAgrimer

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L'Italia è il produttore vinicolo con il più alto potenziale competitivo a livello mondiale: lo dice FranceAgrimer
Lo scorso novembre FranceAgrimer, l’osservatorio pubblico francese sui mercati dell’agricoltura e della pesca (equiparabile grosso modo al nostro ISMEA), ha pubblicato l’aggiornamento dell’analisi competitiva del mercato mondiale del vino. Il primo studio di questo tipo è stato realizzato nel 2000 ed è poi stato aggiornato ogni anno senza interruzioni sin da allora, di modo ché ha raggiunto una notevole solidità nel metodo e nella capacità predittiva. La pubblicazione attuale riguarda la sintesi dell’analisi del 2017 è quindi leggermente datata, ma contiene ancora molti spunti interessanti.

In termini di macrotendenze lo studio rileva che il consumo mondiale del vino ha più che recuperato il calo manifestato dopo la crisi economica mondiale del 2008, arrivando nel 2016 a 241 milioni di ettolitri. Questa crescita dei consumi è sostenuta principalmente dagli USA e dai Paesi dell’estremo oriente, mentre i paesi tradizionalmente consumatori presentano trend stagnanti. La Francia è diventata il secondo paese consumatore di vino, superata dagli USA che con 31,8 milioni di ettolitri consumati rappresentavano il 13% del consumo mondiale di vino.

A medio termine le opportunità sul mercato mondiale del vino dovrebbero provenire principalmente dall’aumento del numero dei consumatori e, specialmente, delle consumatrici, soprattutto nei paesi che mostrano un aumento del potere d’acquisto degli abitanti. Le incognite viceversa deriveranno dal cambiamento climatico e relativa gestione dell’acqua, la riduzione dell’uso di pesticidi in vigneto, introduzione di nuove varietà resistenti alle malattie ed all’innalzamento delle temperature e dal diffondersi della comunicazione digitale.

Il commercio mondiale di vino continua a mostrare un intenso sviluppo per l’aggiungersi di nuovi Paesi consumatori e di nuovi Paesi produttori. Si osserva quindi un generale aumento della concorrenza a livello mondiale.

L’analisi competitiva riguarda le caratteristiche dei principali 13 paesi produttori di vino, raggruppate in 6 fattori competitivi, definiti a loro volta da numerosi indicatori.

I Paesi produttori analizzati sono: Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Germania, Cina, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Cile, Argentina, Brasile e Stati Uniti.

I fattori competitivi sui cui viene condotta l’analisi sono:

1. Il potenziale produttivo;
2. Il clima e l’ambiente;
3. La capacità degli operatori di penetrare mercati esteri;
4. Il portafoglio dei mercati e l’equilibrio dei flussi del commercio;
5. La dinamicità della filiera e gli investimenti;
6. Il quadro macroeconomico generale.

Gli indicatori che definiscono questi sei fattori competitivi vengono rinnovati/inseriti periodicamente per tener conto dell’evoluzione dello scenario. Dall’edizione del 2016 sono stati aggiunti indicatori relativi al riscaldamento globale, la tutela della salute dei consumatori, l’evoluzione dei comportamenti d’acquisto ed all’accelerazione della crescita dei mercati di USA e Cina.

Sommando i punteggi ottenuti dai diversi Paesi per ognuno dei fattori competitivi è possibile stilare una classifica della competitività totale delle filiere vitivinicole su un totale di 1.000 punti riportata nel grafico che apre questo post. L’Italia guida la classifica con 659 punti, davanti a Francia e Spagna con 653 e 602 punti rispettivamente. I punti di forza che determinano questa leadership, secondo lo studio di FranceAgrimer sono i seguenti:

- una viticoltura molto produttiva e molto diversificata. Siamo infatti il primo paese produttore di vino nel mondo in volume, in particolar modo di vino spumante grazie al successo del Prosecco.
- la grande riserva di vitigni autoctoni e lo sviluppo dell’attività vivaistica negli ultimi 20 anni sono vantaggi importanti in un contesto di deperimento del vigneto europeo.
- consumo di vino risulta ancora ben ancorato nelle abitudini degli italiani e lo sviluppo delle attività di enoturismo che contribuisce ulteriormente al consumo di vino all’interno dei confini nazionali.
- La posizione come secondo Paese esportatore sia a volume, dopo la Spagna, che a valore, dopo la Francia. l’Italia esporta il 40% della propria produzione (N.d.A.: secondo i dati che conosco io dovremmo essere più vicini al 50%)
- Dinamicità commerciale grazie ai prezzi competitivi, vini adattati ai gusti del mercato, risorse finanziarie (leggi fondi OCM N.d.A.) e packaging attrattivo.

Viceversa i punti di debolezza vengono individuati come:

- eccessiva concentrazione delle esportazioni nei primi 3 principali mercati mondiali: USA, UK e Germania
- bassi margini commerciali, insufficienti per affermare dei marchi, come fanno invece USA e Francia
- una rete di piccole e medie aziende molto attive ma con dimensioni troppo ridotte per certi mercati di esportazione

Tutto sommato secondo me un quadro piuttosto positivo, soprattutto considerando che i punti di debolezza sono riconducibili in sintesi alla debolezza dei marchi sui mercati esteri. Problema che potrebbe essere risolvibile semplicemente puntando sui marchi geografici, intrinsecamente aggregatori e quindi produttori di massa critica. Puntare significa ad esempio preferirli nella destinazione dei fondi OCM e sviluppare attività rivolte al consumatore finale con approccio di marketing di pull che nel medio periodo permette di alzare i prezzi di vendita rispetto a quello di push commerciale.

Occhio che ho detto “semplice” non FACILE.

La semplicità sta nel fatto che dipende quasi esclusivamente dalla volontà degli operatori del settore vitivinicolo e non da agenti o cause esterne difficilmente controllabili. La difficoltà sta nel fatto che se perfino il Vulture, solo per fare un esempio, viene rappresentato in giro per l’Italia ed il mondo da due diverse associazioni di produttori, di strada da fare ce n’è ancora tanta. Direi che è il momento giusto per fare i buoni propositi per l'anno nuovo. Felice 2019 a tutti!
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