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Di storytelling e influencers

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Di storytelling e influencers
Nel mese di gennaio mi sono imbattuto in due post sul sito Wine Digital Marketing (complimenti per la grafica e la fruibilità, dovrei chiedergli una consulenza per aggiornare biscomarketing) che mi hanno stimolato un paio di riflessioni. Il primo era sullo storytelling  ed il secondo sui nano influencer.

Lo storytelling è storia oramai vecchia, ed infatti tra web e carta potete trovare decine e decine di articoli. Rimane comunque un tema importante perché è provato che le persone si interessano e ricordano più le storie delle “descrizioni”. Spesso però gli articoli che affrontano l’argomento spiegano come si fa lo storytelling (tecniche), senza chiarire il punto essenziale di cos’è lo storytelling (concetto). Il risultato è che poi chi si occupa di comunicazione in azienda è convinto che parlare / scrivere equivalga a fare storytelling sempre e comunque, indipendentemente dai contenuti che si comunicano e dalla forma con cui si esprimono. Ovviamente non è così, però per fortuna il criterio per (capire come) fare storytelling è abbastanza semplice.

Se il vostro discorso comincia con “C’era una volta…” e finisce “… e vissero tutti felici e contenti” state facendo narrativa, ossia storytelling. Ovviamente l’esempio è da intendersi in senso figurato. O anche no, nel senso che un trucco per sviluppare buone storie è quello di scriverle in forma di fiaba e poi “pulirle” in una prosa più adatta ai fini aziendali. Viceversa, se il vostro discorso comincia con “I nostri vigneti si trovano …” e finisce con “… i nostri vini sono stati premiati da …” state facendo saggistica.

Questo NON è narrazione o storytelling che dir si voglia.

Riguardo ai nano influencer, all'interno del post l'autore ad un certo punto esprime un concetto estremamente diffuso nelle aziende e nei (classici) manuali di marketing: “E il brand deve sempre mantenere il controllo sulle attività ad esso collegate, e sapere come e su quali canali viene veicolato il proprio prodotto.

Sarà, però secondo me se oggi ci sono aziende che comunicano pensando di poter esercitare un controllo su quello che succederà ai propri messaggi una volta espressi, sono indietro di almeno 10 anni. Proprio per l'impossibilità di controllare il contesto diventa fondamentale la cura maniacale dell’unica cosa che rimane sotto il controllo dell’azienda: forza/coerenza/rilevanza del proprio sistema di comunicazione.

Come diceva Mario Andretti “Se tutto è sotto controllo, significa che stai andando troppo piano”.

Adesso i miei affezinati lettori probabilmente si aspettano un piccolo trattato sullo storytelling e sulla definizione dell'identità di marca e gestione del sistema di comunicazione aziendale. E invece no, almeno per due ottimi motivi.

Il primo è che rischierei di diluire la forza con cui voglio trasmettere i due principi espressi sopra, che sono quello che davvero importa perchè una volta compreso il "perchè" ed il "cosa", l'ideale è che voi troviate i vostri "come". Il secondo è che ne ho già scritto in abbondanza. Per lo storytelling vi lascio il link al mio post più recente su biscomarketing dal titolo "Story centric advertising (communication)". Tranquilli: solo il titolo è in inglese.
Per l'impostazione e la gestione del sistema di comunicazione vi lascio il link ad un mio post del 2013: "Cos'è (e a cosa serve) il posizionamento"

Ma se volete veramente approfondire l'argomento, digitate “marketing totale” nella casella di ricerca del mio blog biscomarketing e troverete un (bel) po’ di post con cui divertirvi. Vi avviso che alcuni sono un (bel) po’ lunghi.
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