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Bere la storia a Montecarlo, intervista a Luca Coslovich, Cybartender

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Bere la storia a Montecarlo, intervista a Luca Coslovich, Cybartender
Ci sono dei luoghi nel mondo che, immortalati da celebri film, non ci sembrano neanche reali. Eppure lo sono, e quanti di noi darebbero qualcosa per poterci andare, almeno una volta nella vita. Il Casinò di Montecarlo è uno di questi posti da favola, e se mai ci siamo chiesti cosa si può provare a lavorare in posto così, ecco qualcuno che può raccontarcelo: Luca Coslovich, il famoso Cybartender. Tra le sue diverse specialità professionali (è barman, consulente, scrittore, formatore) annovera anche quella di webmaster di uno dei più longevi siti/blog legati al bartending: www.cybartender.it, on line dal 1997.


Cominciamo con poche note biografiche: chi sei, cosa fai e soprattutto come sei arrivato al Casinò di Montecarlo?


“Ho cominciato presto a lavorare nei bar, i primi passi li ho fatti a Cremona , nel bar in piazza del Duomo, e sinceramente all’epoca non avevo velleità. Con il passare degli anni ho fatto esperienze diverse: dalle discoteche al golf club, dagli american bar fino agli hotel di lusso. In questi cambiamenti ho trovato la passione, trasmessa da professionisti preparati, che mi hanno fatto vedere la differenza tra il lavorare e l’essere appassionati. Sono poi arrivate le esperienze all’ estero, in particolare a Mosca (all’inizio della perestroika) e Praga. Questo lavoro porta a spostarsi per cercare opportunità diverse, e questo non aiuta solo la crescita personale, ma anche umana. Dopo tanto peregrinare (il prossimo anno saranno 40 anni di lavoro), sono arrivato a Monaco (abitavo già a Sanremo, dove ho avuto un locale, il “Pravda” per 7 anni) dove ho fatto diverse esperienze: La Marée restaurant, Vista Palace Hotel, Yacht Club e finalmente al Casinò".


Com’è l’ambiente di lavoro?


“E’ facile capire che questo è un luogo particolare in cui prestare servizio, carico di storia e di fascino... è un po’ come lavorare in un museo. La clientela è internazionale e cambia a seconda delle sale e dei bar , che sono 4 in totale. C’é una parte più turistica, in cui i clienti vengono per fare un’ esperienza ed immergersi nell’ambiente ‘art deco’ e sentirsi un po’ come James Bond. E qui infatti vanno alla grande i “Vesper” ed i “Martini”, ovviamente SHAKEN, NOT STIRRED! Il privé é invece riservato ai grandi giocatori, sicuramente più interessati al gioco che al bar, ma consumatori di grandi distillati (Cognac Louis XIII su tutti) e Champagne millesimati."


Qual’è il vino più richiesto al momento?


"I vini al bar sono tutti francesi e sono a rotazione, cosi come gli Champagne, tranne che per il Rouinart che è fisso in lista sia bianco che rosè. Per i clienti più esigenti pero’ possiamo servire, a bottiglia, i vini serviti al ristorante, il mitico Train Bleu. E se ancora non dovesse bastare possiamo contare sull’incredibile cantina dell Hotel de Paris, in cui riposano etichette che neanche le cantine produttrici hanno più".


E il tuo vino preferito, invece, qual’è?


"Anch’io sono un amante degli Champagne, e mi piace andare a trovare delle “chicche” tra i piccoli produttori. Consiglio a tutti di cercare (c’è anche in Italia) gli champagne ‘Marguerite Guyot’ che produce una amica: Florence Guyot , e che hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo su tutta la gamma".


Parliamo di cocktail: quali trend di consumo osservi? Quali sono i cocktail e/o i soft drinks più richiesti?


"Il mondo del bere miscelato negli ultimi anni sta riscoprendo i grandi classici, e gli ingredienti di qualità, con particolare attenzione verso i nuovi prodotti. Troviamo quindi i grandi cocktail intramontabili come l’Americano o il Negroni, declinati in versioni moderne. Il Casino di Montecarlo ha invece un tipo di richiesta più classica: qui si viene per ‘bere la storia’, anche se le proposte più moderne non mancano".


Che cosa non bisognerebbe MAI chiedere a un barman?


"Molti sono gli errori che fanno i clienti al bar, sicuramente uno dei più fastidiosi è la richiesta di ‘poco ghiaccio’. Con questa richiesta pensano che il drink si annacquerà di meno, ed invece è l’esatto contrario".


Una cosa che ami e una che odi del tuo lavoro ?


"Questo lavoro si può fare solo con passione, senza quella non si va lontano. Ma se questa c’è, allora è il lavoro più bello del mondo, che richiede conoscenza, capacità e fantasia (e tanta pazienza), come in cucina. I lati negativi sono sicuramente legati al tipo di orari, che costringono ad un tipo di vita in po’ particolare, dovendo lavorare quando il resto del mondo si riposa".


Se tornassi indietro, rifaresti questa scelta?


"Calcolando tutti i pro ed i contro di una vita dietro al bancone penso che la rifarei sicuramente… ma probabilmente viaggerei ancora di più per il mondo!"
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