Cristal wine club, una serata con Silvia Imparato

inserito da
Cristal wine club, una serata con Silvia Imparato
L’appuntamento è per le 20.30 del 14 dicembre 2018 da Pagnanelli, storico ristorante affacciato sul lago di Castel Gandolfo dove, un po’ per pigrizia e forse un po’ per spocchia gastronomica, non ho mai messo piede (sbagliando). Ci sono venuta per un’occasione un po’ particolare: la mia prima partecipazione alle attività di un wine club, il Club Cristal (sì il nome si riferisce al famoso Champagne della maison Louis Rœderer).


Cos’è un wine club


Di cosa si tratta? Nonostante solitamente con questo termine s’indichino delle iniziative aziendali – e chiaramente commerciali – delle stesse cantine che puntano così a coinvolgere e fidelizzare i propri clienti, in questo caso parliamo di qualcosa di più simile alle sue origini. È il 1972 quando Paul Kalemkiarian, un farmacista armeno emigrato in California e con la passione per il buon vino; divenuto anche proprietario di un liquor store (una piccola enoteca, pressappoco), crea il Club del vino del mese suggerendo ai propri clienti due etichette – un vino bianco e uno vino rosso – e invitandoli ad acquistarle prima di persona in negozio, poi per corrispondenza e oggi con ordini via mail dal sito gestito da suo figlio, Paul jr. L’idea è quella di vendere, naturalmente, ma soprattutto di guidare e aiutare i clienti nella scelta e di far conoscere loro dei prodotti interessanti. Quest’ultimo è lo spirito alla base del Club Cristal, che però non ha finalità commerciali ma puramente di diffusione della cultura del vino e della sua condivisione conviviale.


La serata dedicata al Montevetrano


Nonostante sia in macchina con la protagonista della serata, Silvia Imparato, e con il vice presidente Cesare Pizzuto, arriviamo con qualche minuto di ritardo per qualche incomprensione con il navigatore. Poco male, non siamo gli ultimi e l’attesa è ingannata da un bell’aperitivo nella spettacolare cantina del ristorante, che s’inoltra parecchio sottoterra offrendo anche alla vista le collezioni di macchinette del caffè e altri oggetti legati alla cucina, per non parlare delle bottiglie conservate a riposo e di alcuni veri e propri cimeli da collezione.

Iniziamo ad assaggiare il Core Bianco, IGT Campania a base di fiano e greco che ha rappresentato una bella novità per l’azienda famosa soprattutto per il suo affascinante rosso che ne porta il nome, il mitico Montevetrano. Ne approfitto per scambiare qualche chiacchiera con chi conosco già – Cesare e Stefano, l’amico che mi ha convinta a partecipare alla serata e che è anche il segretario del club –, mi presento a qualcun altro, incrocio un’amica che non avrei mai pensato di trovare proprio lì, osservo chi è presente: c’è chi è vestito da gran sera e chi è decisamente più casual, tutti sono sorridenti e un po’ sovraeccitati. Scoprirò solo dopo che questa, oltre a rappresentare l’evento clou organizzato dal club ogni anno prima di Natale, è una serata particolare per una serie di ricorrenze e coincidenze, e che Silvia Imparato è – a ragione – una delle ospiti più attese di sempre.

Quando siamo tutti e ci dirigiamo verso la sala del ristorante riservata all’evento (ce ne sono molte altre, in gran parte piene, ed è notevole come la qualità del cibo e del servizio sia di tutto rispetto nonostante questi numeri), siamo circa 100; un bel numero ma solo una parte dei soci del club, che sono ormai arrivati a 600.

Prima che Silvia cominci a raccontare la sua storia e quella dei suoi vini – avvincente ed emozionante come poche altre, anche per il carisma e il fascino di questa donna colta e raffinata che non ha avuto paura di sporcarsi le mani in vigna e ha deciso di fare vino per passione lasciando un’avviata carriera da fotografa - Bruno Albani, presidente e fondatore del Club, ne ricorda gli albori. Questa serata di metà dicembre in cui si respira già aria natalizia segna l’85esimo evento tenuto a battesimo dal Club dai suoi esordi nel dicembre 2000, tra cene con i produttori, degustazioni, visite in azienda e veri e propri “viaggi di conoscenza”, in Italia e all’estero.


Le origini del Club Cristal


«Eravamo proprio qui da Pagnanelli, qualche mese prima » racconta Bruno. Lui e i tre amici – e poi “soci” – di allora facevano tutt’altro mestiere ma erano entusiasti bevitori di vino, desiderosi di saperne di più ma non in maniera tecnica. Ad appassionarli era quel che c’era nelle bottiglie ma soprattutto le storie dietro di esse. Così, quella sera, decisero di voler condividere la loro passione, le loro conoscenze con altri, fondando il Club. All’inizio in maniera del tutto informale, poco più che bevute tra amici ma estese a un numero più ampio. Il primo evento, appunto nel dicembre del 2000, è con il Castello Banfi e coinvolge una quarantina di soci. Le aziende iniziano a guardare con interesse e benevolenza il gruppo; una figura chiave, che risponde con grande disponibilità all’entusiasmo del club, è Riccardo Cotarella. Dopo i primi eventi con Falesco, grazie ai suoi consigli e alle sue intercessioni il Club Cristal entra in contatto con gran parte delle aziende seguite dall’enologo umbro.

Con gli anni il club cresce: aumentano i soci, diventano sempre più gli eventi in cui a grandi nomi e aziende “mainstream” (Lungarotti, Villa Russiz, Prunotto, Biondi Santi, Feudi di San Gregorio, Planeta, Donnafugata e altri) si affiancano anche realtà più piccole e talvolta ancora non note al grande pubblico come Poggio Le Volpi, Carpineti, Sergio Mottura, Marisa Cuomo ma pure gli Champagne delle sorelle Baron (Baron Albert) e il riesling della Mosella di Carolin Hoffranzen.

«La vita del club si può dividere in tre “ere”», racconta Cesare Pizzuto. «Il primo periodo è stato quello della crescita, i soci sono aumentati in pochi anni fino ad arrivare a 230 nel 2005; il secondo periodo è quello della consacrazione dove gli eventi hanno cominciato a essere più importanti le aziende hanno iniziato a essere interessate ad avere un rapporto con il club e a fare eventi con noi. Ora, con 600 soci e un diverso assetto formale, stiamo vivendo un momento di maturità». Da alcuni anni infatti il club è diventato associazione culturale (il Club Cristal 2.0), con tanto di statuto e organigramma: dei quattro fondatori inziali è rimasto solo Bruno, ma oltre a Cesare e Stefano il club può contare su alcuni consiglieri molto attivi; è stato rinnovato il logo, la presenza sui social è seguita con costanza, gli eventi – che si alternano tra alcuni ristoranti di fiducia, come Pagnanelli e Fausto a Fondi, e talvolta scelgono sedi più centrali come il Palazzo Brancaccio che ospiterà la prossima degustazione con Franz Haas – sono organizzati in maniera professionale, con tanto di premio consegnato al produttore ospite – l’Etichetta d’Oro, che in molti espongono in cantina accanto a premi e attestati prestigiosi – e all’evento prenatalizio c’è una riffa finale con alcuni premi per i partecipanti, tra cui non manca mai una bottiglia di Cristal.


Lo spirito del club: entusiamo ed emozioni intorno alle bottiglie


Torniamo alla serata da Pagnanelli. Di certo Silvia Imparato avrà raccontato mille volte la sua storia e quella della nascita del Montevetrano, legata a una fase quasi pioneristica di certa vitivinicoltura italiana, quando in campagna da lei ci si ritrovava con quelli che oggi sono i maggiori esponenti dell’enologia e della critica ma che allora condividevano la loro passione per il vino in maniera molto informale e senza i vincoli creati da ruoli e responsabilità odierni. Ma nella sua voce sembra di cogliere un’emozione sincera, come poi conferma lei stessa. Sarà perché, per una volta, di fronte non ha né giornalisti e degustatori esperti, né apprendisti sommelier in attesa di cogliere ogni singola sfumatura del vino e di sapere i dettagli tecnici della sua produzione. Più volte, durante la cena, qualcuno viene al nostro tavolo per farle qualche domanda o semplicemente i complimenti di persona, per scambiare due parole, per condividere le emozioni suscitate dal vino. L’entusiasmo è sincero e palpabile, da ambo i lati.

Ai tavoli di Pagnanelli ci sono persone di età, professione, provenienza e formazione diversissime ma accomunati dalla passione per il vino. Qui non si viene per fare a gara ad azzeccare l’annata o a chi individua i sentori più bizzarri nel bicchiere ma per passare una bella serata con dell’ottimo vino e del buon cibo – il menu di Pagnanelli accompagna alla grande le diverse etichette e le fettuccine all’amatriciana sono strepitose – condividendo emozioni e sensazioni con amici, per imparare qualcosa di nuovo, per conoscere storie e persone. «Per me entrare a far parte del club è stato un modo per conoscere il vino in maniera più attenta e più critica ma senza la pretesa di diventare un’esperta. L’importante è imparare a riconoscere ciò che ci piace, crearsi un proprio gusto e non tanto dire se un vino è più o meno buono in maniera analitica» racconta Ilenia Ciuffa. Commercialista, ha partecipato alla prima serata del Club Cristal nel dicembre 2011 – con i vini di Biondi Santi sempre da Pagnanelli – portata da amici; qualche mese dopo, all’evento con Franz Haas da Fausto, si è tesserata – farlo è molto semplice e costa solo 15 euro l’anno – e oggi è nel consiglio direttivo e ha partecipato in modo attivo alle più recenti trasformazioni del club. «Grazie a questi eventi abbiamo la possibilità di riconoscere la qualità del vino e il lavoro delle persone, riuscendo a vedere il mondo del vino attraverso gli occhi di lo vive quotidianamente. Io ho scoperto molte aziende che altrimenti non avrei mai conosciuto. Ma devo dire che quello con Montevetrano è stato in assoluto uno degli eventi più sentiti; Silvia Imparato mi ha colpita moltissimo, ci ha fatti entrare nella sua storia».

E se è vero che spesso un buon vino non ha bisogno di tante parole ma solo di essere bevuto, a volte invece il saper raccontare – e ascoltare – delle storie ha la sua importanza.
 
Foto in apertura: Silvia Imparato con Bruno Albani e Cesare Pizzuto da Pagnanelli. Questa e le altre foto dell'album sono prese dalla pagina Facebook del Club Cristal
  • condividi su Facebook
  • 304
  • 0
  • 1

#0 Commenti

inserisci un commento