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Competenze o convinzioni? I wine lovers nell'epoca della disintermediazione

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Competenze o convinzioni? I wine lovers nell'epoca della disintermediazione
Fregetevene dei sacri testi, che sacri non sono. Non fidatevi degli espertoni che pontificano dal pero, che nella migliore delle ipotesi non servono a niente, e nella peggiore sono legati a quattro mani alla Grande Industria. Soprattutto guardate solo a voi stessi: per apprezzare il vino non serve altro.

La retorica populista, che in soldoni consiste nel sentirsi dire ciò che è più confortevole sentirsi dire, e che nell'orizzontalità dei Social ha spopolato, negli ultimi anni non solo non ha risparmiato il nostro settore - dove si è pericolosamente camuffata per libertarismo (che invece si fonda su una libertà da, e non su una nonlibertà di) -, ma ha trovato in esso terreno particolarmente fertile. Con il risultato di aver prodotto  appassionati in genere un po’ meno competenti e molto più convinti delle proprie conoscenze.


1) Cosa devo sapere per godermi una bottiglia?

Bando alle filosofie e arriviamo al dunque.
In fin dei conti cosa devo sapere per godermi al meglio una buona bottiglia di vino?
Direi che un buon corso di degustazione sia quasi sufficiente e soprattutto necessario, e in giro ne trovate quanti ne volete: quelli dell’ONAV e delle varie associazioni di Sommelier sono sostanzialmente equivalenti, e di livello quantomeno ottimo. Ve li godrete anche se non volete aprire una enoteca. Anzi: se voleste farlo, sarebbero tutto sommato inutili, visto che si tratta di corsi per appassionati spacciati per corsi per professionisti.


2) Ma se non ho alcuna intenzione di mettermi in piedi e spiegare un vino a delle persone, che ci faccio con un corso che mi insegni a riconoscere la nota di ribes?

Domanda più che lecita, e la risposta è che il linguaggio non serve solo a comunicare con gli altri, ma anche a comunicare a sé stessi, ad autoeducarsi. “Le parole e gli uomini si educano reciprocamente”, diceva Peirce. E la neuroscienza conferma. Se nel vino riconosco la nota di ribes, quel vino mi piacerà di più. Anche se non ho nessuna intenzione di mettermi a parlarne con nessuno, né in pubblico, né in privato.


3) Se invece non sono formato, la risposta dentro di me è sbagliata?

Non esattamente: se non ho una formazione, il risultato è che risposte mie proprio non le ho. E dentro di me troverò solo informazioni interessate prodotte da altri soggetti della filiera. Che è un settore colmo di interessi economici.


4) Utente consumatore e utente appassionato

In una intervista raccolta anno scorso proprio per Vinix Blog, Antonio Tombolini sosteneva che nell’epoca della disintermediazione si è accentuato il divaricamento tra utente consumatore, quello che il sabato va in enoteca con 15 € di budget, e compra il vino solo per piacere; e l’utente appassionato, che beve vino per ampliare la propria cultura. E se è vero – aggiungo io – che l’utente appassionato è in genere un po’ meno competente e più convinto e partitico rispetto ad una ventina di anni fa, è anche vero che il mondo della formazione ha un po’ perso di vista l’utente consumatore, che vuole una informazione semplice e priva di forzature.
La soluzione è sotto gli occhi di tutti (o almeno dovrebbe).


5) A cosa serve il giornalismo del vino?

Ok, ma se i formatori servono ad imparare a leggere il vino, i giornalisti a cosa servono?
Come in qualsiasi altro settore, i giornalisti del vino servono a creare e a fare gli interessi dell’opinione pubblica, ovvero dell'appassionato che vuole avere informazioni sulla tal denominazione, che non sa quale vino comprare con un budget di 15 €, e che a maggio va a fare il week-end a Montalcino.

Un buon giornalista del vino non sta lì a convincerti né che il vino biologico è la salvezza, né che è fuffa. 

Quello è il compito (fondamentale) della promozione, che fa gli interessi del mondo della produzione, e/o di quello del commercio.

Un buon giornalista del vino serve a fare in modo che tu che mi stai leggendo ti possa fare la tua opinione sul vino biologico.
Altrimenti si ricade nel cortocircuito del punto 3).

E buone bevute a tutti.
Perché in ultima analisi dovete bere solo quello che più vi piace.
Certo. Ovvio.

Ma solo dopo esservi formati e confrontati.
Altrimenti farete - inconsapevolmente - gli interessi di qualcun altro.

P.S.: casomai voleste leggere un solo libro sul vino, andate qui.

[immagine: Corrado Guzzanti via Vistanet]
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#1 Commenti

  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    Da donna che pratica il vino parlato vedo piu' convinzioni che competenze e il divario sta aumentando a favore di chi ha solo convinzioni

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    #1

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