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#8 Commenti

  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Forse perché quello italiano (ma non differisce moltissimo da quello francese) è un mercato costituito per la maggior parte da aziende piccole e medio piccole ed è quindi più agile (ed economico) muoversi come gruppo o territorio anziché come singolo brand?

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    #1
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Però nel vino francese i (grandi) marchi ci sono e comprano i (potenziali) grandi marchi italiani come Biondi Santi ...

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    #2
  • Vinix Team

    Vinix Team

    Vabbè ma la Epi è una holding che c'entra con le marche.
    Zonin è una marca.

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    #3
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Scusa, ho commentato con l'account di lavoro per errore ma sono io.

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    #4
  • Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Azienda Mariotti - I Vini delle Sabbie

    Tutto condivisibile, per le piccole aziende sono strategie da condividere direttamente con gli importatori, perchè anche loro cercano "marchi". Si tratta di trovare i partner giusti, poi incidere direttamente sui consumatori finali è difficile, ma fa parte di un classico percorso di networking.

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    #5
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    EPI non è una marca, ma Charles Heidsieck e Piper Heidsieck sì. Nomi italiani non ne faccio perchè mi interessa il concetto senza il rischio di perdersi in polemiche. Ad ogni modo nella classifica dei bilanci 2017 della cantine italiane ci sono oltre 30 azienda con fatturati superiori a 50 milioni. Per esemplificare per me marche sono Penfolds, Casillero del Diablo, Frexenet, Bare Foot o Cupcakes. Per non parlare dei soliti champagne o dei bordeaux che dominano la classifica Liv-Ex.

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    #6
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Comunque questa spasmodica ricerca dell'importatore/distributore all'estero è anche forzata dalla tragicomica situazione di regole che imbriglia la vendita diretta verso l'estero (anche e soprattutto intracomunitaria). Se ci fosse un reale libero commercio con una reale e applicata libera circolazione delle merci, anche dei vini, delle birre e dei distillati, sono certo che questa dipendenza da "distributore" e da "importatore" verrebbe ampiamente ridimensionata. In Italia, nel mercato interno, per esempio a poco a poco sta accadendo qualcosa, le aziende si stanno lentamente svincolando da un monolitico e rigido modo di fare impresa unicamente ancorati alla filiera classica e agli schemi classici. Senza nulla togliere, ovviamente.

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    #7
  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    ma anche dalla tragicomica situazione in cui versa la solvibilità dei partners domestici.. ;-)

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    #8

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