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Vinitaly continua a crescere (e non accenna a volersi fermare)

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Vinitaly continua a crescere (e non accenna a volersi fermare)
Poco meno di una decina di anni fa (tempus fugit) c’era chi paventava che il Vinitaly andasse incontro ad un ridimensionamento a favore del ProWine. Malgrado il ProWine continui a crescere, anche grazie alla sempre più numerosa presenza delle cantine italiane, Vinitaly continua a battere i suoi propri record.

Per l’edizione appena conclusa i dati forniti da Veronafiere parlano di 4.600 aziende espositrici, 125.000 visitatori da 145 paesi, di cui 33.000 buyers. I buyers provenivano principalmente da U.S.A., Germania Regno Unito, Cina, Canada e Giappone.
Le etichette presenti nel catalogo on line della fiera sono state oltre 18.000 ed il portale di Vinitaly ha registrato oltre 1 milione di visite nell’arco di due settimane.
In crescita di 20.000 presenze anche i visitatori di Vinitaly and The City, le iniziative realizzate in città da Vinitaly rivolte agli appassionati che hanno visto un totale di 80.000 partecipanti.

La spiegazione di questa “compatibilità” tra la crescita del Prowein e quella di Vinitaly, anche in una situazione di consumi mondiali di vino calanti e commercio mondiale stagnante, secondo me è piuttosto semplice. Detto in sintesi ProWein e la fiera tedesca del vino mondiale, Vinitaly è la fiera mondiale del vino italiano. Riassumendo ancora di più, Verona è la casa del vino italiano.
Questo significa che il vino italiano e Vinitaly sono legati a doppio filo: l’importanza del secondo dipende dalla rilevanza del primo sui mercati mondiali (tra cui è compreso anche il mercato italiano). Ma anche viceversa, ossia il successo di Vinitaly è funzionale alla crescita del vino italiano.

In questo senso dovrà essere importante l’apertura della piattaforma Wine to Asia creata attraverso una società tra Veronafiere e la Pacco Communication Group (niente battute facili, please) attraverso la sua società Shenzen Taoshow Culture & Media, operante nella promozione on line ed off line di cibo, vino, moda e lifestyle. In questi tempi di dibattiti sui rapporti Italia-Cina va notato come la quota di maggioranza sia nelle mani di Veronafiere.
L’obiettivo è di presidiare con ancora maggior costanza non solo la Cina, ma tutto il mercato dell’Estremo Oriente partendo dalla base di Shenzen, città adiacente ad Hong Kong e dove oltre trent’anni fa è stata creata la prima Zona Economica Speciale cinese. Per dare un’idea del tasso di sviluppo, elevato anche per gli standard cinesi, basta pensare che in questo periodo Shenzen è passata da 20.000 a 13,5 milioni di abitanti.

L’ottimismo da parte di Veronafiere e delle cantine italiane deriva anche dalle vibrazioni positive che si sono respirate al Vinitaly.

Io purtroppo ho potuto esserci solamente lunedì, ma la buona impressione riguardo alla qualità e quantità dei visitatori mi è stata confermata da tutte le cantine che ho incontrato e tutti dicevano che stavano facendo anche business, non solo incontrando clienti già (che comunque e business anche quello). La percezione che lunedì e martedì ci siano stati più visitatori rispetto alla domenica è in linea con il prevalere della dimensione professionale della fiera. In questo sarebbe interessante sapere i numeri di visitatori nelle singole giornate.

Quella sul profilo dei visitatori comunque è una discussione che difficilmente troverà mai una risposta definitiva, anche perché l’eterogeneità di chi va a Vinitaly è legata in larga misura all’eterogeneità delle caratteristiche delle aziende che vi partecipano.

Senza dimenticare che nel vino italiano la distinzione tra operatori professionali ed appassionati è sempre stata labile, sia perché quasi tutti gli operatori (di qualsiasi dimensione) sono anche appassionati di vino, sia perché operatore, nel senso di intermediario tra produzione e consumatore ed influenzatore delle scelte, è anche il cameriere dell’enoteca o del ristorante.

Per non parlare del ruolo sempre più rilevante che gioca la disintermediazione commerciale per cui, ad esempio, un capocordata di Vinix Grassroot Market che “acquista” interi pallet di vino diventa un cliente più rilevante di tanti locali horeca.

Concludo con una riflessione sull’atmosfera che proveniva dagli stand girando tra i padiglioni: malgrado si lavorasse (e tanto) si avvertiva un’aria di festa, di rilassato piacere. In un settore del vino italiano che si mostra ancora troppo spesso serioso, sarebbe bello che questo atteggiamento potesse continuare anche oltre la fiera.

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