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Gli italiani ed il vino: voi come vi collocate?

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Gli italiani ed il vino: voi come vi collocate?
Tra le molte interessanti informazioni prodotte da Vinitaly in occasione dell’ultima edizione c’è anche una ricerca sui comportamenti dei consumatori italiani nei confronti del vino, realizzata in collaborazione con Nomisma Wine Monitor.

Secondo questa indagine l’88% degli italiani ha consumato almeno un bicchiere di vino nel corso dell’ultimo anno. E’ un dato abbastanza diverso da quello rilevato dall’ISTAT nella sua indagine sui consumi di alcolici che per le persone sopra gli 11 anni vede la penetrazione del consumo di solo vino e birra pari al 21% e quella di altri alcolici con o senza vino e birra pari al 43,8%. Anche sommando i due dati, che sicuramente implica una sovrastima, si arriva al 64,8%. La differenza con il dato rilevato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor potrebbe essere dovuta al fatto che partendo da 11 anni l’ISTAT allarga la popolazione a fasce di persone con bassa penetrazione di consumo di vino (la scelta di un’età così bassa è legata al fatto che l’indagine ISTAT vuole misurare anche i comportamenti a rischio nel consumo di alcolici).

Questioni metodologiche a parte, le due indagini concordano nel rilevare un calo dei consumi di vino in Italia.
Dal 1991 al 2018 i consumi di vino in Italia sono diminuiti del 35%, scendendo da 35,1 a 22,9 milioni di hl. Il calo del consumo nazionale è stato in parte compensato dalle esportazioni che sono salite del 55%, raggiungendo i 19,5 milioni di hl.

La produzione italiana di vino quindi nel periodo è calata del 20%, a fronte si un calo della superficie a vigneto del 39%, il che significa che è aumentata la resa media in uva per ettaro.

La ricerca Vinitaly-Nomisma Wine Monitor evidenzia poi un dato che spesso passa inosservato: l’Italia è il quarto mercato mondiale per valore dei consumi di vino con 14,3 miliardi di euro. Di conseguenza l’Italia è il primo mercato per il vino italiano.
Lo so che la cosa sembra ovvia, ed in effetti lo è, ma nei discorsi e, soprattutto, nelle strategie delle cantine prevale un’eccessiva esterofilia. Ben venga quindi questo chiaro pro-memoria.

Per la maggior parte dei consumatori intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura. I superalcolici sono associati a divertimento e monotonia (pare esserci un atteggiamento dicotomico) mentre la birra viene legata ad amicizia e quotidianità.

Vi ci riconoscete? Probabile, però a me vedere altre bevande alcoliche come riferimento di divertimento, quotidianità e amicizia, qualche preoccupazione mi viene.

Meno male che poi gli italiani nel consumo di vino sembrano ricercare principalmente il piacere sensoriale, con 3 persone di 4 che dichiarano di non saper riconoscere quello che stanno bevendo. Il livello di competenza è più alto negli uomini rispetto alle donne e chi risiede al Nord Ovest rispetto alle altre zone d’Italia.

E già mettendo insieme questo dato con quello precedente relativo ai valori collegati al vino direi che vengono fuori diversi spunti strategici per le cantine.
Spunti che si moltiplicano con le informazioni relative ai criteri di scelta ed alle tendenze future.

Il primo criterio di scelta è il territorio di produzione, che precede denominazione e vitigno (insieme questi 3 fattori coprono il 60% delle risposte). A seguire il prezzo, la marca aziendale, i consigli dei sommelier e le caratteristiche “ecologiche” del vino.

Le tendenze per i prossimi 2-3 secondo i consumatori saranno i vitigni autoctoni, i vini biologici, quelli provenienti da Veneto, Piemonte, Toscana, Puglia e Sicilia, leggeri facili da bere e da mixare. Lo spritz infatti è già un’abitudine di consumo consolidata al nord e per i consumatori più giovani.

Molto interessante appare anche il potenziale del turismo eno-gastronomico perché “solo” il 23% degli italiani ha fatto una vacanza o escursione nei territori vinicoli, ma solo il 18% esclude di farlo in futuro.

Spumante, bianco o rosso? Oramai la penetrazione complessiva del consumo di queste tre categorie è sostanzialmente equivalente nei comportamenti degli italiani, mentre appaiono ancora distaccati i vini rosati.
Quello che cambia è il profilo di chi beve i diversi vini, come vedete nella grafica che apre questo post.

Se vi sembra di non essere nell’eno-profilo giusto, non preoccupatevi e ricordate che dove c’è il piacere non si sbaglia mai.

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