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Il salmone del fiume Copper

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Il salmone del fiume Copper
Il salmone ecologicamente più sostenibile è anche il più costoso, e proviene dal fiume Copper, 470 km. di acque purissime che si snodano in Alaska meridionale in direzione nord est – sud ovest e sfociano nel Pacifico, ed è così chiamato per le miniere di rame presenti in zona.

Il Copper River Salmon è diventato famoso anche tra gli appassionati di Oltreoceano solo pochi mesi fa, grazie al documentario Artifishal (del quale vi parlerò a breve, per capire anche se si tratta solo di greenwashing o meno), finanziato e prodotto dal brand statunitense di abbigliamento outdoor Patagonia.

Il documentario non solo testimonia i danni all’ambiente, alla biodiversità e alla nostra salute derivanti da quelle autentiche macchine di distruzione ambientale che sono gli allevamenti intensivi di salmone (date uno sguardo qui), ma illustra alcune alternative virtuose, tra le quali svetta proprio il salmone del fiume Copper.

Il Copper River Salmon purtroppo non è ancora importato in Italia, ma gli esperti concordano: con una carne che ricorda il rosso delle arance di Sicilia e una quantità di oli e di omega-3 da fondoscala, si tratta di un salmone che coniuga un sapore purissimo (la nota grassa, di mangime e lieve catrame degli allevati è tenuta a distanza astronomica) ad una intensità fuori dal comune.
Il nome commerciale racchiude per la precisione tre specie, tutte di qualità superlativa: il King, il più grande e più grasso (e dicono il migliore), il Sockeye, rossissimo e perfetto per il barbecue, e il Coho, il più delicato.
Cotanta qualità è merito dell’ambiente incontaminato e della vita che i salmoni vivono, nuotando controcorrente per circa 300 miglia, e raggiungendo taglie spesso imponenti.


Produzione e tutela, dalla stessa parte della barricata

Ma non è solo merito dell’ambiente (e di chi lo vive, ovviamente): l’industria del Copper River Salmon è un notevole esempio di economia sostenibile di successo.

Un successo dovuto al superamento della antitesi tra mondo della produzione e quello della tutela ambientale, visto che da queste parti tutti gli attori della filiera agiscono in armonia, perseguendo lo stesso fine, che è duplice: creare utile, da un lato, mantenendo intatto l’ambiente, dall’altro.

Un ambiente non più visto dunque da chi lo abita come scenario, ma come parte indistinta, stesso da sé.
A pescare queste Rolls Royce di salmoni sono 560 pescatori artigiani che vivono sul delta del fiume, con regole severe e tecniche antiche.
Ai pescatori sono affiancati soggetti che si occupano di monitorare la popolazione dei pesci, mentre il commercio è organizzato da famiglie locali.

Non solo.
Un ruolo decisivo è ricoperto anche dal Copper River Project,  che si impegna al contempo a monitorare l’ambiente e ad aiutare i pescatori a migliorare il business.

Un superamento di antitesi e scontri frontali, come dicevo, da noi attualmente impensabile.
E anche un superamento dell’idea che la protezione dell’ambiente penalizzi la crescita e impoverisca le fasce più deboli della popolazione.

Cotanta qualità ha, purtroppo, un prezzo: il Copper River Salmon può costare fino a 60 dollari a libbra. Ovvero circa 120 € al kg.
Ma spulciando i pareri on line, non ho mai letto di nessuno che si sia pentito dell’acquisto.

La pagina ufficiale del Salmone di Copper River


[Immagine: pagina Instagram di Copper River Salmon]

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