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Wine influencer: intervista a Simone Roveda di Winerylovers

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Wine influencer: intervista a Simone Roveda di Winerylovers
Se un decennio fa toccava ai food e travel blogger essere l’oggetto delle ire e gli scherni - ma qualche volta, anche delle invidie - di giornalisti ed esperti “seri” del settore, oggi tocca ai wine influencer: seguitissimi dai millennials (solitamente loro coetanei), adorati dalle cantine e dai consorzi, corteggiati da agenzie di relazioni pubbliche e uffici stampa più delle grandi firme rispettate da decenni, riescono a raccontare il vino (soprattutto attraverso le immagini) in maniera accattivante e immediata ma qualche volta non esattamente competente.

Così, i feed dei vari social si riempiono di improbabili immagini di calici - di cui probabilmente non sapremo mai che vino c’è dentro o che caratteristiche abbia – con suggestivi sfondi bucolici o che spiccano su cieli azzurri, bottiglie affiancate da scollature vertiginose acchiappa-like, etichette appena potabili esaltate come se fossero Grand Cru di Borgogna.

Okay, quello descritto fin qui è naturalmente il dark side di questo settore, come non dovrebbe essere e purtroppo spesso è. Poi – proprio come per i blogger – c’è chi si avvicina al mondo del vino in maniera competente, attenta, professionale, avendo ben presente la linea di demarcazione tra l’hobby cui dedicare qualche ora a settimana e quello che può diventare un vero lavoro, che porta ricavi e soddisfazioni ma anche impegno e responsabilità.

Tra questi ultimi c’è Simone Roveda: classe 1988, ha la residenza ufficiale a Novara dove però passa pochi giorni al mese visto che è sempre in viaggio tra eventi, fiere del settore, press tour e competizioni cui è invitato come giudice, come ad esempio la recente TOP10 Portuguese Wines.

Ingegnere mancato che ha deciso di appendere letteralmente la laurea al chiodo e trasformare la sua passione per il vino in un lavoro, Simone è il fondatore e animatore di Winerylovers: sito, community e soprattutto account Instagram con 183.000 follower - il #4 del settore, cantine escluse, dopo colossi come Wine Spectator e Wine Enthusiast - dedicati al racconto e all’informazione sul vino e sul food pairing. Collabora con cantine come Ferrari, Berlucchi, Giovanni Éderle, Marchesi di Barolo.

“Durante il mio percorso universitario, mi sono appassionato sempre di più al vino. Ero molto incuriosito dal settore del digital marketing, più dinamico e in linea con il mio carattere, così ho deciso di unire le due cose. Dopo un po' di ricerche ho notato che il mondo del vino era indietro parecchio nella comunicazione, non c'era ancora stato un cambiamento. Insomma, ho visto una grandissima opportunità! In particolare Instagram, secondo me, si presta molto bene per questo settore, così ho aperto un account: @winerylovers. Era il 28 gennaio 2016”.

Ma Simone non è un improvvisato e – sarà la forma mentis da ingegnere? – ha messo in piedi un percorso ben definito per approcciarsi a questo mondo: “Sto investendo tanto nella mia formazione personale. Sono sommelier AIS, continuo a studiare ed approfondire. Sento molta responsabilità sia nei confronti di chi mi segue, sia delle aziende con cui collaboro”.

Una scommessa vinta, insomma, anche se, sottolinea lui, “il mondo del vino è così grande ed affascinante che c’è sempre da imparare, giorno dopo giorno. Ed è proprio per questo che mi piace”. E un bell’esempio di come si possa fare comunicazione sul vino in maniera diversa ma corretta, intercettando un pubblico che frequenta canali e linguaggi diversi da quelli tradizionali.

A lui ho fatto qualche domanda a riguardo a cui ha risposto con dovizia di particolari e grande sincerità.


D. WL è un sito con informazioni "didattiche" e tuoi articoli, ma è anche e soprattutto una community basata sulla condivisione di foto e post sui social media: cos'è, secondo te, che ne ha determinato il successo in maniera così veloce e ampia?

R. Winery Lovers è nato su Instagram il 28 gennaio 2016. Stavo studiando per preparare l'ultimo esame - fisica - prima della laurea quando decisi di pubblicare la prima foto. Alla base di questo "successo" ci sono senz'altro contenuti di qualità. Cerco sempre di proporre contenuti originali, a volte sconosciuti al mio pubblico, spaziando da un Paese all'altro. Quanti sanno che nel deserto del Namib vi è una produzione di vini con taglio bordolese!?

Inizialmente volevo crescere forte, trovare un pubblico interessato, così decisi di pubblicare 4 contenuti al giorno. Avevo però un grande problema: come fare a produrre 28 contenuti settimanali?? Decisi quindi di premiare gli utenti che utilizzavano il mio hashtag #winerylovers nelle loro foto (ad oggi hanno superato le 168k condivisioni), ripostandole sulla mia bacheca. Creai quindi una community fin dall'inizio. Ad esempio, nel momento in cui ripubblico la foto di Pippo e Pluto la commenta domandando informazioni sul vino, solamente Pippo saprebbe rispondere e tra i due si crea una connessione, potrebbe nascere anche un'amicizia o un rapporto lavorativo. Con questo sistema vado quindi a mettere in contatto i vari wine(ry) lovers! 

Altro aspetto molto importante è che devi evolvere insieme al sistema, perché quello che tu fai oggi non andrà bene domani ma è diverso da ieri. Devi continuamente adattare la tua strategia ai cambi di algoritmo.
Il blog, invece, decisi di aprirlo nell'estate 2016: con Instagram avevo raggiunto i 25k followers ed ero appena partito a collaborare con le prime cantine. 


D. Per la tua esperienza, perché le aziende e cantine scelgono di investire su di te anziché, mettiamo, un'inserzione su una rivista?

R. Le aziende, prima di scegliere su chi investire, dovrebbero aver chiaro il loro obiettivo finale. Dico questo, perché molte sono gestite a livello familiare e non hanno una chiara visione sul lungo periodo. Il punto non dovrebbe essere di finire le scorte in magazzino così da pensare alla nuova annata, ma A CHI vendere il proprio vino.

Quindi: quale sarà l'immagine della mia azienda? Voglio avere un pubblico giovane che apprezza il mio vino durante l'aperitivo oppure di soli collezionisti appassionati? Quali sono i Paesi stranieri più in linea con la mia filosofia? Questi sono solo esempi di domande molto importanti da porsi e solo nel momento in cui si hanno le risposte si potrà definire una strategia di comunicazione. 

Fatta questa breve premessa, a parer mio non è meglio chiamare il blogger anziché il giornalista o viceversa. Sono due modi di comunicare molto diversi tra loro che si rivolgono a pubblici altrettanto diversi. Entrambe le categorie hanno una sola cosa in comune: il vino. È quindi importante sfruttare i punti forti di ciascuna categoria! 


D. Per te è un lavoro e non un hobby. Ci racconti il tuo modello di business? E qualche esempio di collaborazione con aziende?

R. Hai detto bene, è un lavoro e lo è stato fin dall'inizio! Sostanzialmente svolgo due tipi di attività. La prima avviene attraverso il mio canale Instagram @winerylovers. Qui, attraverso una fotografia faccio arrivare il messaggio che vuole comunicare la cantina partner al pubblico che mi segue e spesso non è facile.

Facendo leva sulla memoria fotografica delle persone, propongo loro una situazione reale in cui potrebbero ritrovarsi nella loro vita. E per proporre questi momenti, molte volte percorro anche 4 ore di strada raggiungendo location uniche proprio perché in quei posti l'impatto è completamente diverso rispetto a scattare la foto comodamente da casa. Ad esempio, se dovessi domandarti quale potrebbe essere una città italiana ideale per una coppia di innamorati, scommetto che come prima o seconda opzione al massimo diresti Venezia. Beh, per San Valentino dovevo appunto realizzare un contenuto per Berlucchi e la foto l'ho scattata proprio lì, con una gondola e piazza San Marco nello sfondo. Capisci bene che è completamente diverso dal realizzare uno scatto con la stessa bottiglia su un tavolo con un mazzo di rose oppure una scatola di cioccolatini. 

L'altro tipo di attività invece è quella di consulente digitale per le aziende. In questo caso si passa da una semplice consulenza su come migliorare la propria immagine sul web a una gestione diretta dei loro social media. In questo caso, non posso non menzionare Giovanni Éderle, un piccolo produttore della Valpolicella (35.000 bottiglie) alle porte di Verona. Giovanni è stato il primo a credere in questo mio progetto di gestione due anni fa e mi occupo appunto del suo profilo Instagram. In questo momento è la 2° cantina italiana su Instagram per follower, davanti a vari colossi del settore. Tramite Instagram arrivano contatti sia di appassionati sia di professionisti (importatori, distributori, etc).


D. Il fatto che alcuni post siano retribuiti o parte di una collaborazione con aziende vinicole, non cambia la percezione della credibilità del post stesso? O meglio, come ti regoli: lo indichi nel post con tag o disclaimer? Riesci a mantenere la tua autonomia di giudizio? 

R. Semplicemente, promuovo esclusivamente prodotti o realtà in cui credo fortemente e sono il primo consumatore. È una "politica" che adotto da sempre. Altrimenti, se dovessi proporti un vino non buono o fatto male, la prossima volta ci penseresti due volte a chiedermi consiglio. Quindi, prima di iniziare a parlare di collaborazione sono solito assaggiare tutto. Anche l'acqua del rubinetto! 

Devi sapere che sono molto pignolo. Puoi essere la mia azienda preferita e nel momento in cui realizzerai un prodotto che non mi convince, te lo dirò! Perché io sono così. Quello che accade, adottando questa "politica", è che al mio pubblico propongo sia dei contenuti sponsorizzati (quindi sono stato retribuito dall'azienda per la loro realizzazione) sia altri che nascono da una mia iniziativa. Ti faccio un esempio. Una delle aziende con cui collaboro è Ferrari Trento (sono grande fan delle bollicine).

Nei mesi scorsi mi sono iscritto al Club dei Collezionisti Giulio Ferrari. Come spiegavo prima, ho realizzato dei contenuti sia nel momento in cui mi sono iscritto sia durante la prima giornata dei collezionisti che è avvenuta sabato 8 giugno. Lo faccio perché credo molto in questa azienda! Il risultato è che il pubblico che mi segue quotidianamente, mi tagga nelle proprie foto legate a Ferrari Trento per esempio. Sanno che sono un loro grande sostenitore! E questo accade anche con tutte le altre aziende che promuovo. 
Per quanto riguarda il discorso trasparenza dei contenuti sponsorizzati, purtroppo vi è parecchia confusione in giro. Io utilizzo l’hashtag #adv in attesa che Instagram estenda a tutti la funzionalità di essere più chiari per le collaborazioni con una dicitura al posto della geolocalizzazione. 


D. Spesso in questo settore gli "influencer" - molto apprezzati e stimati dalle aziende - sono mal considerati da giornalisti e critici, anche a causa del fatto che ci sono molti improvvisati. Secondo te quali sono le caratteristiche che fanno di un wine influencer un professionista?

R. In ogni settore esistono persone improvvisate e non va affatto bene. Forse la mia categoria è quella più "sotto attacco" perché siamo gli ultimi arrivati, perché il nostro non viene visto come un lavoro vero e proprio ma come un passatempo o divertimento. 

Io ho delle responsabilità nei confronti delle persone che mi seguono e delle aziende con cui collaboro. Come ti dicevo prima, dovendo far arrivare un messaggio al mio pubblico devo assolutamente sapere di cosa sto parlando. Per esempio, perché le bollicine di quello spumante sono così fini e quindi è meglio berlo in un contesto che non sia un semplice aperitivo? 

A marzo 2018 ho conseguito il diploma AIS (Associazione Italiana Sommelier), mentre ad aprile 2019 ho superato il 3° livello del WSET (Wine & Spirits Education Trust). Siamo solo all'inizio! Non mi fermo qui perché ad agosto ho intenzione di iniziare il percorso che mi condurrà al Diploma WSET. 

Trovo il vino così affascinante perché hai sempre da imparare, in ogni momento. E il modo migliore di farlo è viaggiare e confrontarsi con gli altri, toccando con mano il terreno su cui nascono i vigneti e assaggiando gli abbinamenti più tradizionali. 
È quindi importante che il wine influencer abbia delle conoscenze tecniche della materia che sta trattando, in questo caso il vino, sia pratico con il linguaggio che andrà ad utilizzare per comunicare con il suo pubblico (foto, video, podcast, etc), e abbia una minima conoscenza di marketing. 


D. E infine: il tuo vino preferito?

R. Questa è la domanda più difficile! Non ne ho uno in particolare, dipende molto dalla situazione in cui mi trovo o dalle persone con cui sono. Ti posso però dire, come ho già accennato, che la mia tipologia preferita sono le bollicine rigorosamente Metodo Classico. Mentre per quanto riguarda i vini fermi adoro Nebbiolo (e qui sono di parte) e Pinot Nero.
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#1 Commenti

  • Roberta Zennaro

    Roberta Zennaro

    Per favore non misurate dai numeri di instagram la bravura delle persone sul web, i numeri non sono tutto anzi a volte non sono proprio nulla, saluti e cincin da VE -Roberta.
    PS sto scrivendo di Oltrepò e Georgia, gli ultimi viaggi di questi giorni, sul mio blog Gamberettarossa

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