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Ha ancora senso oggi parlare di vino al femminile? Si, ma speriamo passi presto

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Ha ancora senso oggi parlare di vino al femminile? Si, ma speriamo passi presto
Tendenzialmente non scrivo della condizione femminile in generale e nel vino in particolare.
La prima ragione è che si tratta di un argomento di cui non ho, ovviamente, esperienza diretta in prima persona (il fatto che in una delle aziende in cui ho lavorato le colleghe volessero nominarmi “donna ad honorem” non credo che conti).
La seconda è che sono stato educato da una mamma-donna lavoratrice fin dai primi anni ’50 che, ad esempio, ha sempre mal sopportato l’8 maggio perché lo vedeva discriminatorio.

Però quest’anno il tema del convegno con cui si è aperta la 13 edizione di Mare e Vitovska in Morje era “La viticoltura e la Vitovska: declinazione al femminile”.
Quindi in teoria non è che ho molte scappatoie. In pratica evito di fare troppi ragionamenti che mi farebbero sentire come se dovessi camminare sul ghiaccio con i tacchi a spillo e mi limito a riportare le frasi/concetti detti dalle partecipanti al convegno, senza prendere posizione.

Anzi una la prendo: fino a quando ci sarà chi chiama in azienda chiedendo di parlare con il titolare e sentendo una voce di donna che gli risponde “Prego, mi dica”, insiste nel voler il titolare avrà senso parlare del vino al femminile (vero Sara?).

Per la cronaca il convegno è stato moderato da Aurora Endrici con gli interventi di Matilde Poggi, Nicoletta Bocca, Erica Perrino, Natasa Cernic e Lucija Milic.
Questo è quello di più significativo, secondo me, che tra tutte hanno detto (si dice il peccato, non la peccatrice).

- Lo sloveno è una delle poche lingue che ha ancora le forme duali, forse perché le cose migliori si fanno in due.

- Una generazione nel vino non basta, ricordando la citazione di Madame Rothschild secondo cui il vino è un buon affare passate le difficoltà dei primi 200 anni.

- Vent’anni fa hanno piantato solo vitigni autoctoni. Quella volta era una scelta rivoluzionaria, oggi dico che è stata la nostra fortuna.

- Non mi sono mai posto il problema di essere donna.

- Vedi in vigneto uomini fare cose con sensibilità “femminile”.

- Nella civiltà neolitica pare non ci fosse prevalenza di genere. Equilibrio tra le due componenti di potenza ed eleganza che spera di trovare in ogni vino.

- Mio padre era la figura “delicata” in famiglia, mentre mia madre era il “comandante”.

- Vignaiola per scelta da 5 anni dopo aver lavorato 10 anni in ufficio. Scelta di cui non mi sono mai pentita.

- Siamo agricoltori o siamo imprenditori?

- A me piacciono i vini rotondi, non quelli spigolosi e faccio vini così.

- La famiglia abita nella stessa casa dal 1492, questo implica delle responsabilità culturali.

- I mass media stanno proponendo un cibo ed un vino che non hanno storia, ma solo estetica.

- La distinzione maschio e femmina non riesco a farla.

- La donna come madre e moglie che gestisce la casa è più abituata alla flessibilità necessaria per affrontare i tempi fluidi in cui viviamo.

- Da piccola a catechismo mi parlavano di Gesù che trasformava l’acqua in vino. Torno a casa, vedo papà che fa i travasi in cantina, capisco che è come Gesù e decido che anch’io voglio diventare Dio.


E le Vitovske?
Rispetto all’anno scorso i vini presentati erano mediamente più giovani. Solo cinque vini del 2018, e tutti troppo giovani con l’eccezione di uno (che non dico prima che mi taccino di parzialità perché li conosco), prevaleva la vendemmia 2017 e c’erano meno proposte di annate vecchie.
Oltre che essere più giovani, lo stile dei vini era anche più fresco con meno vini macerati o con macerazioni più brevi.
Come l’anno scorso quindi rivolgo una domanda all’Associazione dei Viticoltori del Carso – Vino Kras: effetto del caso, dell’annata oppure di una tendenza stilistica che si sta diffondendo tra i produttori (magari in risposta alle preferenze dei consumatori)?

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