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AVIVE e Vinho Verde: unione di tradizioni per agire sui mercati Europei

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AVIVE e Vinho Verde: unione di tradizioni per agire sui mercati Europei
Un paio di settimane fa è stata data la notizia di una collaborazione tra l’AVIVE, Associazione dei Vini Veronesi a Denominazione d’Origine, e la Dop portoghese del Vinho Verde per azioni promozionali con un ammontare complessivo di 2,3 milioni per i prossimi tre anni sui mercati tedesco, danese e francese. La cosa mi ha incuriosito perché in Italia non sono così diffuse le collaborazioni tra consorzi nazionali, anche se sono aumentate negli ultimi anni stimolate dalle misure di polita economica della UE, figuriamoci quelle con consorzi stranieri. Ho cercato quindi di capirne di più intervistando Franco Cristoforetti, Presidente di AVIVE (nonché del Consorzio Chiaretto e Bardolino e di Rosautoctono, l’Istituto del vino rosa autoctono italiano).

D. Come mai questa collaborazione con il consorzio del Vinho Verde portoghese?

R. La molla nasce dalla possibilità di accedere ai finanziamenti europei previsti dal Regolamento Europeo 1144/2014 presentando progetti che coinvolgono soggetti di due Paesi diversi operanti nello stesso settore merceologico. Partendo da qui abbiamo individuato nel Vinho Verde un territorio portatore di una proposta che bene si integra con quella di alcuni vini veronesi.


D. Quali sono i vini veronesi coinvolti nel progetto? E come si integrano con la proposta del Vinho Verde.

R. I vini veronesi sono quelli provenienti dalle colline vulcaniche e da quelle moreniche, quindi provenienti dalle denominazioni Arcole, Chiaretto e Bardolino, Custoza, Garda, Lessini Durello, Lugana e Soave.
Si tratta di tutte zone storiche di produzione, basate su vitigni autoctoni, che negli ultimi anni hanno attirato sempre di più l’attenzione dei consumatori per come gli stili dei vini rispondono all’evoluzione dei gusti degli appassionati.
Parliamo infatti di vini accumunati da una freschezza gustativa e da un’estrema flessibilità negli abbinamenti gastronomici. Sono vini che sposano senza difficoltà alle cucine più diverse: da quella tipica delle loro zone di produzione a quelle geograficamente e culturalmente più distanti, come possono essere quelle asiatiche, diffuse oramai in tutto il mondo.
Questi sono i due fattori che ci accumunano al Vinho Verde e danno coerenza a svolgere attività di promozione e comunicazione insieme secondo il concetto di “everyday luxury” che unisce la qualità di grandi tradizioni enologiche alla “croccante” piacevolezza dei vini.


D. Il settore vinicolo italiano negli ultimi 10 anni ha moltiplicato le proprie attività nei Paesi terzi, grazie ai contributi previsti per la promozione dall’OCM vino solo su questi mercati. Qui però siete riusciti ad ottenere finanziamenti per operare sul mercato interno europeo. In cosa si differenzia questo programma?

R. I finanziamenti previsti dal Regolamento UE 1144/2018 non sono rivolti specificatamente al settore del vino, ma ad aumentare la conoscenza dei cittadini-consumatori rispetto alle produzioni alimentari di qualità esistenti all’interno dell’Unione Europea, come sono ad esempio le DOP. Per questo possono essere rivolte tanto ai Paesi membri come ai Paesi terzi.
L’altra particolarità è che a fianco delle classiche attività di promozione e comunicazione, come la partecipazione alle fiere del settore, le PR rivolte agli opinion leaders, ecc …, sono previste azioni di formazione nelle scuole alberghiere, associazioni di sommelier ed istituzioni simili proprio per diffondere la conoscenza delle caratteristiche delle nostre denominazioni tra chi poi interagisce direttamente con i cittadini-consumatori. Si va quindi al di là della mera conoscenza del prodotto.
Per noi si tratta della prima esperienza del genere ed è una modalità piuttosto diversa rispetto a quella dell’OCM vino, anche perché l’interlocutore sono direttamente le istituzioni comunitarie (nello specifico la CHAFEA: Agenzia Esecutiva per i Consumatori, la Salute, l’Agricoltura e l’Alimentazione), senza passare per il filtro delle istituzioni nazionali.


D. E’ stato difficile lavorare insieme ai portoghesi?

R. All’inizio non è stato facile, anche perché per noi si trattava di un’operatività completamente nuova. E’ stato necessario armarsi di un buona dose di apertura mentale, grazie alla quale le cose hanno cominciato rapidamente a scorrere lisce.
Le strutture portoghesi sono simili alle nostre dal punto di vista istituzionale e questo ha semplificato le cose, insieme alla loro ottima organizzazione e precisione. Abbiamo notato anche da parte loro una grande disponibilità al confronto, forse maggiore rispetto alla mentalità un po’ campanilistica che ci contraddistingue in Italia.


D. Che criteri avete seguito per la scelta dei Paesi obiettivo?

R. La Germania è il primo importatore di vino al mondo in quantità e quindi non sorprende che sia la principale destinazione tanto per i nostri vini come per il Vinho Verde.
La Danimarca invece è un mercato interessante per due motivi: per la dimensione del mercato in sé (N.d.A.: la Danimarca è l’ottavo paese al mondo per consumo di vino pro-capite) e perché costituisce un ponte verso gli altri mercati scandinavi.
Infine la Francia è un mercato che vogliamo sondare perché il secondo mercato mondiale di consumo del vino in assoluto e, di gran lunga, il primo per i vini rosati.


N.d.A.: La Denominazine d’Origine Vinho Verde si trova nell’estremo nord-ovest del Portogallo dove si coltivano le uve Alvarinho, Trajadura, Loureiro e Arinto. Sotto la Denominazione Vinho Verde si producono vini bianchi, rosati e rossi giovani (il termine “verde” in portoghese significa anche “acerbo”, usato quindi per indicare vini non invecchiati) leggermente frizzanti.
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