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Colares, vini dell'impossibile

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Colares, vini dell'impossibile
Ci sono posti vocati per la viticoltura dove le cose avengono con naturalezza (non facilità) con quel nonchalance che contraddistingue l’eccellente dal molto buono. E poi ci sono i luoghi dell’impossibile, quelli dove ogni goccia di vino è frutto di sangue, lacrime e sudore e viene conquistata con grande fatica. Uno di questi luoghi dell'impossibile è Colares in Portogallo.

Vigne striscianti come serpenti sulle sabbie, a pochi metri dall’oceano, che possono essere lavorate solo a mano e che è necessario proteggere con muretti in pietra e recinti di canne dal feroce e costante salato vento atlantico che altrimenti ne brucerebbe le foglie. Vigne che per essere piantate, richiedano che prima sia scavato un buco nella sabbia spesso oltre 2 metri fino a raggiungere lo strato di argilla sotto le sabbie dove poter affondare le proprie radici. In passato il lavoro di piantare un vigneto comportava seri rischi in quanto chi piantava rischiava letteralmente di essere seppellito vivo dalle sabbie in giornate particolarmente ventose. Benvenuti a Colares, luogo delle vigne dell’impossibile.


Cenni storici: la fortuna/ sfortuna della fillossera

La viticultura nella zona ha radici antiche e risale ai tempi dei romani, è interessante anche il fatto che è la seconda Doc più antica del Portogallo esistente dal 1908. La vicinanza a Lisbona e ancor più a Sintra, città-residenza estiva reale, ha giocato sicuramente a favore dello sviluppo della zona nonostante la viticultura eroica, così come la qualità dei suoi vini paragonati spesso a quelli bordolesi per eleganza, nobiltà e longevità. Ma la vera fortuna dei vini del Colares nasce da una grande sfortuna: il flagello della fillossera che fine ‘800 distrusse gran parte dei vigneti europei.

La zona del Colares con i suoi terreni sabbiosi, immuni alla fillossera, rimane praticamente l’unica denominazione in Europa interamente preservata, in quel periodo, sfortunato per il resto dell’ Europa ma fortunato per Colares, si raggiunge la massima estensione della denominazione, oltre 1000 ettari. Il Ramisco, il vitigno principale a bacca rossa che si coltiva a Colares, rimane oggi in pratica l’unico vitigno europeo “di sangue puro” che non è mai stato innestato su portainnesto americano. Con la trovata della soluzione del portainesto americano ed il graduale recupero della vitucultura europea Colares perde il suo ruolo di centro del vino mondiale e la denominazione si avvia verso un inesauribile declino. La vicinanza a Lisbona che nel passato aveva fatto la fortuna della denominazione, diventa un impedimento: dove prima c'erano solo vigneti oggi domina l'edilizia, case estive di villeggiatura e palazzi.


Colares oggi

Dai mille ettardi di fine 800 sopravvivono oggi meno di 30 ettari. Il punto più basso è stato toccato nel 2009 quando erano rimasti solo 14 ettari. I viticoltori sono pochi e spesso di età avanzata, la viticoltura è estremamente frammentata: micro appezzamenti di vigneti di qualche migliaio di metri quadri protetti da muretti in pietra e recinti di canne dal feroce vento. Il produttore principale è la Cooperativa Adega Regional de Colares, la più antica del Portogallo fondata nel 1931 che oggi produce una gran parte dei vini denominati Colares.

Per essere chiamato Colares, il vino deve provenire da vigne non innestate coltivate sulle sabbie senza supporti (si usano delle cannucce su cui appoggiare i grappoli per non giacere direttamente per terra e ammuffire) e deve essere a base di uno dei due vitigni tradizionali Ramisco per i rossi o Malvasia di Colares per i bianchi. Nella zona vengono coltivati anche altri vitigni internazionali e portoghesi con sistemi di allevamento moderni, ma quelli non possono essere chiamati Colares ed escono come Doc Lisbona.


Viticoltura eroica sotto cieli grigi

Colares è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. La viticultura è rimasta quella di una volta, faticosa, manuale in cui ogni grappolo raccolto è una conquista. In gran parte la denominazione, tra le più piccole in Europa, è composta da vigne centenarie, non innestate che devono letteralmente strisciare per terra per proteggersi dal forte vento salino. Le rese sono molto basse, i pochi grappoli che la pianta riesce a produrre devono essere appoggiati su delle piccole canne per non cascare direttamente per terra e ammuffire.

La sfida di tenere a bada le malattie fungine e la bottrite è alta: Colares è un luogo inospitale, brullo, ci sono addirittura pochi alberi da quanto è forte il vento, i cieli sono grigi e nuvoli una buona parte dell’anno, la nebbia è ospite abituale, il clima è fresco, umido, atlantico. Mentre nel resto del Portogallo si vendemmia addirittura a fine agosto (Alentejo) o settembre (Douro), Colares è uno dei pochi luoghi dove ancora, nonostante il climate change, si fa fatica a portare le uve a piena maturazione e dove la vendemmia si fa a ottobre, solitamente nella seconda metà del mese. Abbiamo già raccontato della grande fatica che comporta piantare un vigneto in questo luogo così inospitale e brullo, ha senso a questo punto ostinarsi a fare viticoltura in questo luogo così poco ospitale? Per chi ha avuto la fortuna da assaggiare i rari e particolarissimi vini di Colares, la risposta è sì, fortemente si.


Un vino unicorno

In inglese c’è questo termine per indicare quei rari vini, in un mondo enoico sempre più omologato e globalizzato, che sono davvero unici e irripetibili. I Colares rappresentano indubbiamente un unicorno in senso enoico. Frutto di un'enologia ultra tradizionale: fermentazione spontanea seguita da lunghissimi affinamenti in botti grandi in legni "esotici" provenienti dal Brasile). I vini vengono messi sul mercato dopo un affinamento di circa 10 anni tra botte e bottiglia (5-6 anni per i bianchi). Il motivo di questi affinamenti così lunghi è la natura del Ramisco: tannico e acido da giovane, fine, sottile e comlplesso in maturità.

Anche il Colares bianco affina lungamente, in media 5-6 anni. La Malvasia di Colares che di Malvasia nel carattere in realtà ha ben poco a parte il nome, non dà vini aromatici, ma freschi e sapidi. Altra particolarità dei Colares è la bottiglia, normalmente vengono proposti in bottiglie da 0,500 ml, anche questa è un'eredità storica di quando i vini uscivano in bottiglie da 0,600 ml oggi non più ammesse dall'Unione Europea.


Vini figli dell'oceano

Non mi viene in mente nessun altro vino con un carattere oceanico così fortemente espresso nella sua natura. I Colares sanno di vento, di salsedine, di terroso e balsamico, il frutto è timido, intimorito forse anche lui dai forti venti. I vini sono snelli, scarni, sapidi, con bassa alcolicità normalmente sotto i 12%. La forte acidità permette a questi vini di vivere a lungo, sia il bianco che il rosso sono leggendari per la propria longevità. Questa piccolissima denominazione del Portogallo, portata vicino all’estinzione per via della forte espansione dell'edilizia nella zona, oggi comprende poco meno di 30 ettari e una manciata di produttori. Ma sono convinta che il carattere singolare dei suoi vini figli dell’oceano la preserverà per il futuro per la gioia di tutti coloro che nel vino cercano emozione, unicità e irreperibilità.
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#4 Commenti

  • Massimo Rossini

    Massimo Rossini

    Complimenti Signora Nicova. Vivo, da tanti anni, vicino a Colares e voglio dirle che ho trovato il suo scritto molto interessante e davvero preciso: la migliore presentazione per Colares (nel passato chiamata Collares), il suo splendido terroir ed il suo Ramisco. Brava e complimenti. Massimo Rossini

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    #1
  • Donatella Rocchi

    Donatella Rocchi

    Buongiorno Nicova , grazie per affascinante approfondimento. Speriamo che qualche collega lanci una cordata sui vini di Colares , non vedo l' ora di provarli

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    #2
  • Nicoletta Dicova

    Nicoletta Dicova

    Grazie mille Massimo! Che bello abitare in luogo del genere e poter bere spesso quei vini!

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    #3
  • Nicoletta Dicova

    Nicoletta Dicova

    Grazie della lettura Donatella!

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    #4

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