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Il Grechetto protagonista a Civitella d'Agliano

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Il Grechetto protagonista a Civitella d'Agliano
Anche quest'anno il caratteristico borgo di Civitella d'Agliano è stato il palcoscenico di "Nelle Terre del Grechetto", manifestazione enogastronomica che vede protagonista l'omonimo vitigno nelle sue varie intrpretazioni.

Una formula di successo quella messa a punto dall'organizzazione curata dal Presidente della Pro Loco Luca Giuliotti che ai grandi numeri delle classiche feste di paese preferisce piuttosto una garbata attenzione all'accoglienza degli ospiti. La piazzetta di Civitella d'Agliano
Tre i percorsi gastronomici proposti da altrettante associazioni cittadine, ognuna in una suggestiva location. La musica dal vivo accompagna cena e degustazioni intrattenendo i partecipanti senza mai risultare fastidiosa.

Quest'anno grazie alla collaborazione di Carlo Zucchetti la manifestazione si è arricchita di una degustaziona tecnica riservata a stampa ed operatori che ha visto servire rigorosamente alla cieca 63 campioni di Grechetto, tra spumanti, fermi e dolci, abbracciando ben 9 denominazioni tra Lazio, Umbria e Emilia Romagna.

Un'opportunità importante per conoscere ed approfondire lo stato dell'arte della produzione del Grechetto, che da sempre presenta una disomogeneità di stili che se da un lato può essere un fattore limitativo per un definitivo successo nei confronti del grande pubblico, dall'altra rappresenta una manifestazione di identità che ultimamente viene sempre più apprezzata da una folta schiera di appassionati esigenti e ben informati.

Nelle Terre del Grechetto 2019In questa anelata ricerca di uniformità, non aiuta certo l'utilizzo del termine Grechetto indifferentemente per due cloni alquanto diversi, che richiedono cure, attenzioni e vinificazioni distinte, così come differenti risultano i vini.
Il G5 (c.d. Grechetto di Todi o gentile) presenta più freschezza ed un ventaglio aromatico più pronunciato mentre il G109 (c.d Grechetto di Orvieto) conferisce ai vini più struttura e potenza.
Nè aiuta il fatto che entrambi siano congiuntamente autorizzati da tutte le denominazioni interessate ad eccezione della DOC Todi, che limita l'utilizzo al solo G5.

La degustazione ha comunque evidenziato una buon numero di prodotti di ottimo livello che seppur non raggiungono l'eccellenza si propongono come ottimi compagni della cucina umbra e della Tuscia, specie nelle interpretazioni dove la sapidità fa da padrone. Non mancano versioni più eleganti e sottili che ben si prestano ad aperitivi o in abbinamento a cucina di pesce.

Queste le etichette che più hanno suscitato il mio interesse:

Grechetto IGP Lazio Poggio Triale 2017 - La Pazzaglia
Grechetto IGP Lazio Propizio 2018 - Donato Giangirolami
Grechetto IGT Lazio 2018 - Arcadia
Grechetto IGT Lazio 2018 - Papalino
Grechetto IGT Umbria 2018 - Perticaia
Grechetto IGT Umbria Grek 2018 - Palazzone
Montefalco DOC Grechetto 2018 - Antonelli San Marco
Colli Martani DOC Grechetto 2018 - Romanelli
Colli Bolognesi DOCG Pignoletto Superiore 2016 - Montevecchi Isolani

Un aspetto che è emerso dagli assaggi, grazie all'inserimento di campioni di annate precedenti, riguarda la longevità, o meglio la capacità di evoluzione del Grechetto.

Aspetto che abbiamo potuto approfondire grazie alla generosa ospitalità di Sergio Mottura dell'omonima cantina, e dei figli Peppe e Domenico, che hanno spalancato le porte dei sotterranei della Tana dell'Istrice in piazza Unità d'Italia.

Un'istituzione quella del patron Sergio che per primo ha individuato le grandi potenzialità del vitigno autoctono, iniziando caparbiamente a vinificarlo in purezza senza mai smettere di studiare, sperimentare ed approfondire.

C'è anche la sua collaborazione nel recente studio guidato dall'archeologo del CNR Stefano Del Lungo che suggerisce come il Grechetto non sia direttamente originario della Grecia, seppur il nome lo farebbe suppore, quanto piuttosto di areali tra Campania, Basilicata e Puglia.
L'attribuzione del nome (databile orientativamente tra il IX e XIII secolo) sembrerebbe derivare da "vinum greculum" termine  che in antichità indicava un vino di più facile approccio rispetto al più impegnativo vino proveniente dalla Grecia, da cui il suffisso diminutivo -etto.
  
Cantina Sergio Mottura - il Grechetto nel TempoProtagoniste dell'approfondimento le due etichette aziendali, con una menzione d'onore per il trittico 2010/2009/2008 del Poggio della Costa che mi hanno impressionato per freschezza e complessità unitamente ad un'eleganza che li pone di diritto in un altro campionato tra i grandi vini italiani.

Interessanti anche gli assaggi di Latour a Civitella 2009, 2006 e 2005 anch'essi di grande freschezza seppur un po' più grassi come l'etichetta ricerca anche attraverso un passaggio in legno.
Da non dimenticare un Latour a Civitella 1995 che al netto di una inequivocabile ossidazione si presentava al palato piacevole e ben vivo.
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