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Antonelli San Marco, non solo Sagrantino

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Antonelli San Marco, non solo Sagrantino
La storia della Cantina Antonelli San Marco ha con Montefalco un profondo legame che affonda le sue radici nel medioevo.
Dell'antico casolare acquistato dalla famiglia Antonelli nel 1881 esistono evidenze documentali che testimoniano l'origine longobarda della coorte San Marco de Corticellis.
Poi lunga parentesi nelle disponibilità del Vescovo di Spoleto, prima di giungere all'attuale proprietà che ha avviato una radicale opera di trasformazione, valorizzando negli anni la superfice vitata. Con l'avvento della DOC, nel 1979, un primo grande passo con la commercializzazione in bottiglia della produzione.

Ad oggi la tentuta si estende per circa 190 ettari di cui 57 vitati e 12 ad uliveto.
Nel 2001 grazie allo spirito innnovatore ed alla ferrea determinazione di Filippo Antonelli, attuale proprietario nonchè Presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco, si concretizza il progetto della nuova cantina completamente interrata che prevede un sistema a caduta per la gestione di uve e mosti senza ausilio di pompe di alcun tipo.
Una soluzione alle crescenti necessità produttive nel pieno rispetto dei luoghi e del paesaggio che offre soluzioni tecnologiche all'avanguardia per una vinificazione che resta sempre attenta alla tradizione.

Anche nelle sperimentazioni su vinificazioni e contenitori per affinamento non manca mai un richiamo al passato.

In occasione della visita in azienda Filippo Antonelli ci ha guidato in una degustazione che ha spaziato negli anni, testimoniando non solo la forte attiudine del Sagrantino all'invecchiamento, ma anche come serbevolezza ed eleganza siano tratti distintivi dell'intera produzione dell'Azienda.

Cantina Antonelli San Marco - MontefalcoGrechetto 2018 - Bella interpretazione di Grechetto umbro, un vino molto equilibrato, fresco e di grande beva.
Un successivo assaggio alla cieca in una comparativa sui Grechetto ha confermato l'ottimo giudizio posizionandolo tra i campioni più interessanti

Trebium 2008 - Tra i primi ad intuire e puntare sulle potenzialità del vitigno, oggi ne produce anche una versione che prevede macerazione e affinamento in terracotta e ceramica.
Nel bicchiere l'ennesima testimonianza delle capacità evolutive del Trebbiano Spoletino. Dieci anni di affinamento trasformano e arricchiscono il vino che si presenta con un'intrigante complessità di profumi ed un'eleganza di stampo nordico.

Montefalco Rosso Riserva 2001 - L'impressione di essere di fronte ad un grande rosso è immediata, con le classiche note terziarie del sangiovese che fanno da padrone. Scomodare vecchie interpretazioni del Vigna Monticchio potrebbe essere eccessivo, ma non certo offensivo...

Montefalco Rosso 2015 - Una vendemmia quella del 2015 particolarmente ricca a Montefalco che ritroviamo nel bicchiere con un frutto maturo esplosivo nei profumi.

Sagrantino 2015 - Non ancora in commercio, sta ultimando l'affinamento. Il tempo è un buon alleato, attendiamo fiduciosi.

Chiusa di Pannone 2005 - Il top di gamma, nasce da un unico cru.
Un'annata che in molti definiscono minore ma ,come per la 2014, personalmente ritengo che chi ha un buon manico in queste circostanze riesce a regalare interpretazioni spesso uniche, specie alla prova del tempo. Si presenta con un profilo molto scuro, un vino non urlato ma intrigante per chi sa ascoltare.

Sagrantino 1999 - Ha lasciato a bocca aperta l'intera platea, in particolar modo chi non aveva esperienza con il Sagrantino con diversi anni sulle spalle.
Eleganza disarmate che nasconde tanta potenza e complessità. Un dragster con la siluette di una Ferrari

Sagrantino 1996 - Ha un unico oggettivo grande limite: trovarsi nel bicchiere dopo il '99. Leggermente meno complesso e persistente, più godurioso e spavaldo, ma con quell'eleganza che il tempo sa regalare al Sagrantino

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