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Da edonisti a cercatori di Nature in bottiglia. Come sono cambiati i Winelovers?

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Da edonisti a cercatori di Nature in bottiglia. Come sono cambiati i Winelovers?
[a seguire trovate la presentazione che ho fatto lo scorso 09 agosto ad Offida (AP), dal titolo “Cosa cercano gli appassionati di vino oggi?”, all’interno del convegno “Marche in Vino Veritas”. Ho preferito lasciarla cruda, a sorta di appunti]


Anni Ottanta. Anno Zero del vino italiano

Primavera 1986: nel giro di un mese avvengono prima la tragedia del metanolo, poi il disastro di Chernobyl
Chernobyl modifica definitivamente il nostro rapporto con la Natura
Il metanolo disintegra il rapporto fiduciario millenario e indubitabile dell’opinione pubblica italiana con il vino e si deposita nell'immaginario ("il vino fatto con le bustine" ecc)
Nasce il giornalismo di settore con il Gambero Rosso, inserto del Manifesto


Anni Novanta. Edonismo e rincorsa al global

Complice il periodo economico favorevole, i consumatori «aprono» e anzi si interessano maggiormente ai vini di fascia alta (i c.d. Premium Wines come Sassicaia Kurni ecc...)
Interesse per Chardonnay, Cabernet, barrique, vini ricchi, concentrati, potenti, con colori scuri
Forte influenza della stampa anglosassone di settore nei consumatori italiani
Straordinario successo della guida ai Tre Bicchieri che determina il mercato nazionale
1993: nasce Cantine Aperte, manifestazione di straordinario successo, e con essa il moderno turismo del vino


Anni Duemila. La riscossa dell’autoctono

Dopo aver compreso che l'Italia può produrre Chardonnay e Cabernet del più alto livello, gli appassionati italiani si interessano ai vini ottenuti da vitigni autoctoni
L’interesse per l’autoctono porta con sé l’interesse per pratiche enologiche più tradizionali (legno grande, fermentazioni a temperature non controllate, ecc…)
La contrazione economica di fine Duemila causa sospetto per il global e apprezzamento per il local, il piccolo, l’artigianale, eccetera
Richiesta crescente di trasparenza della filiera (motivo per cui Cantine Aperte esplode)


Anni Dieci. Ripiegamento sul "local" e «dittatura» del Biologico & co

Antefatto: con la fine della guerra in Vietnam le aziende che avevano guadagnato miliardi di dollari producendo Napalm (emulsione estremamente infiammabile usata per scopi bellici) si convertono alla produzione di DDT (potente insetticida). Nel 1969 negli USA nascono le Comuni Agricole come reazione all’abuso di DDT, all’interno delle culture ambientaliste e femministe, come azione di disobbedienza civile
Ripiegamento sul local
Diffidenza per il global
L’ambiente di produzione non viene visto come strumento da sfruttare, ma come ente da salvaguardare
Avvicinamento tra acquirente e produttore (mostre mercato, GAS, ecc…): altro fattore favorevole alla crescita del turismo del vino
Tendenza a demonizzare chi non produce e non consuma Bio
Tendenza a scambiare per naturale ciò che sono limiti esecutivi
Appassionati si spaccano in due fronti contrapposti, Apocalittici (che spopolano sui social e nei grandi appassionati) e Integrati (che restano la maggioranza tra i semplici curiosi)
Gli eventi di settore prendono a prestito linguaggi tipici delle sinistre extraparlamentari anni 70 (fabbriche in disuso come location, idea di clandestinità, sospetto per tutto ciò che è istiuzionale ecc...)
Vini di medio corpo, esecutivamente non impeccabili, franchi


Anni Venti. Deconfezione e trasparenza dell'atto produttivo?

Ricerca sempre maggiore di un rapporto di sincerità con il vino e il mondo agricolo
Consumo del vino sarà sempre più investito di dimensioni valoriali (differenza con anni Novanta)
Disinteresse e a volte diffidenza per tutto ciò che è «confezione»
Interesse sempre crescente per questioni ambientali
Presenza sul territorio sempre più importante, anche per aziende di grandi dimensioni
Essere trasparenti sulla filiera
#genuinità #semplicità #accessibilità
Incrementare il processo di avvicinamento tra acquirente e produttore
Turismo enologico deve percorrere la strada della trasparenza
Nessun tipo di agricoltura viene vista come depositaria del genius loci quanto la viticoltura
Appassionati cercheranno sempre più la Natura dentro la bottiglia



Turismo del vino

Più attenzione alla qualità che alla convenienza
Aumento nel turismo nazionale
Preferenza a viaggi brevi, frequenti e non necessariamente accompagnati da altri soggetti
Ricerca di nuove esperienze uniche che riflettano la personalità dell’individuo


Il turista del vino

25-50 anni
Maschio
Si muove in piccoli gruppi (famiglia o amici)
Cultura elevata
Reddito medio alto
Grandi città del Nord Italia
Forte interesse per tutti gli aspetti culturali, non solo gastronomici

Eno-sperimentatori: grande cultura sul prodotto vinicolo, esperti ed informati, alla ricerca dell’identificazione e della sperimentazione

Eno-professionisti: si caratterizzano per una ampia conoscenza di vino e dintorni, informati ed appassionati, caratterizzati da una soglia abbastanza larga di spesa

Eno-tifosi: si caratterizzano per il mostrare interesse verso il settore con una spiccata curiosità di conoscenza, di cui possiedono solo le basi

Eno-esploratori: sono medio-giovani, amano le visite in cantina ma non sono molto informati, se non sulle conoscenze comuni e attraverso mezzi di massa

Eno-curiosi: alla base della piramide coloro i quali sono influenzati dalla moda e dal trend, i curiosi del settore al primo approccio, stanno sperimentando l’esperienza enoturistica


Qualche suggerimento pratico

Investire sulla cartellonistica ("Siente nel territorio del Rosso Piceno", ecc...perché non c'è lungo la A14? Poco costoso tra l'altro)
«Serializzare» Cantine Aperte, che è un evento di straordinario successo
Creare mailing list
Taggare i presenti sui social (previo consenso!)
Raccontare l’evento fotograficamente su Instagram (va bene anche FB)
Creare una carta della qualità tra aziende della stessa zona
Creare una confezione su misura per incoming (brik e bag in box anche per vini di fascia media, grande successo di un esperimento fatto dalle cordate di Vinix Social Commerce)
Essere trasparenti sull'atto produttivo
(fare visite guidate durante travasi, chiarifiche, ecc...)
Strade del vino? Medaglia a due facce
Non raccontare le denominazioni che sono una miriade, ma i territori

Ma soprattutto: l’enofilo NON è un gourmet!


Scarso Slawka - Marketing del Vino. Edizioni LSWR, 2014
[Immagine: Red Bubble]
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