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Promuovere o regalare? Il sottile confine degli eventi B2C

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Promuovere o regalare? Il sottile confine degli eventi B2C
Sarà capitato anche a Voi, magari anche quest’estate ormai ai titoli di coda, di imbattervi in qualcuna delle centinaia di manifestazioni sul vino B2C spalmate sul territorio nazionale: ovvero le manifestazioni business to consumer, quelle nelle quali il mondo della produzione si rapporta direttamente agli appassionati.
Un po’ sagra di paese, un po’ (poco, a dire il vero) evento promozionale.


In principio fu Cantine Aperte

In principio fu la Sanremo del vino, Cantine Aperte.

Anzi, Cantine Aperte è più di Sanremo, visto che la manifestazione canora è aborrita dagli underground e dai grandi esperti di musica.

Cantine Aperte invece non ha confini: mujahideen e napalmisti, apocalittici e integrati (e tutte le categorie trasversali) – tutti amano la manifestazione creata nel 1993 dal Movimento Turismo del Vino, e che ha letteralmente creato il turismo del vino contemporaneo.

Ma durante Cantine Aperte le aziende vinicole diventano una destinazione, mentre durante queste manifestazioni B2C vengono spesso ridotte e scambiate per rubinetti da prosciugare.


Come fare?

La soluzione, in teoria, è piuttosto semplice: targettizzare i consumatori, imponendo un biglietto di entrata non simbolico; non sminuire il vino con bicchieri di carta e bottiglie di rosso servite a 29°; graduare drasticamente l’afflusso.

Perché se mi presento alle 22,45 ad un banchetto, mi viene versato il vino senza due parole di spiegazione, e me ne vado, il produttore di fronte a me non sta promuovendo un bel niente.
In realtà mi sta solo regalando il suo vino. E il suo tempo.

[Immagine: Calici Conegliano]

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#3 Commenti

  • Colleluce

    Colleluce

    è proprio deprimente, io produco solo rosso, vengono, ad una certa ora, senza neanche guardare le bottiglie esposte, ti mettono il bicchiere davanti la faccia e chiedono :"ciao, di bianco che hai?"....io, scatto, e non ditemi che sono nervosa...., a parte il "ciao", potrei non conoscere nemmeno l'interlocutore, ma, se provi ad obiettare che magari si sarebbe fatta più bella figura se nell'avvicinarsi si fosse solo buttato un occhio alle bottiglie, apriti cielo!!! si arriva anche ad essere giudicati indegni della manifestazione alla quale si sta aderendo. Stanno proliferando questi B2C, per gli organizzatori va sempre bene, importante che ci sia l'acquisto del bicchiere!!!!

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    #1
  • Francesco Annibali

    Francesco Annibali

    Ciao, Ti capisco, alcune soluzioni ci sono a mio parere, e ho provato ad elencarle. Buona giornata

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    #2
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Il problema è che le soluzioni che proponi sono in antitesi con gli interessi di chi organizza la manifestazione. Cioè, mentre una manifestazione b2b in genere addossa il grosso dei costi sui produttori, una manifestazione b2c normalmente addossa il grosso dei costi sui consumatori, quindi, più gente entra, più l'organizzazione guadagna. Dubito quindi che si possa arrivare per una formula di questo genere ad una estrema selezione all'ingresso. Sicuramente l'aumento del costo del biglietto potrebbe risolvere entrambe le cose e qualificare un po' di più l'audience ma in genere sono sempre grossi calderoni dove la gente va più che altro a bere come a una sagra più che per il reale interesse verso il produttore o il prodotto, per questo genere di manifestazioni meglio scegliere manifestazioni dedicate e più curate.
    Come per il vino il produttore è l'unica garanzia possibile, anche per le manifestazioni l'organizzatore è l'unica garanzia possibile.

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    #3

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