assistenza whatsapp: +39 347 211 9450

Ciliegiolo 2.0: innovazione nella tradizione

inserito da
Ciliegiolo 2.0: innovazione nella tradizione
Ciliegiolo 2.0 nasce con l'intento di sperimentare soluzioni volte ad offrire nuovi orizzonti rispetto alla classica interpretazione del vitigno, anche in funzione delle variazioni climatiche in atto.
Protagonisti insieme all'Università della Tuscia, Gabriele Giovannini e Maurizio Mazzocchi la cui sinergia porta alla nascita nel 2016 della Cantina Giovannini.

Il progetto si articola su due fronti; da una parte quello agnonomico, volto alla valorizzazione delle caratteristiche organolettiche delle uve, ed uno prettamente enologico che indaga tecniche che si discostano dalle tradizionali vinificazioni del Ciliegiolo.


Aspetto agronomico


La sperimentazione in vigna si concretizza con una gestione della chioma finalizzata ad un'ottimale maturazione (sia tecnologia che fenolica) delle uve, con un'attenzione particolare al rapporto buccia/polpa.

Da quanto illustrato dalla Professoressa Elena Brunori, una massiccia defogliazione precoce (1 mq a fronte di una superfice fogliare media di 4/5 mq per pianta) da attuarsi tra prefioritura e allegagione permetterebbe alla neo-formata buccia di adattarsi subito alle radiazioni solari e sopportare meglio il periodo di forte insolazione successivo (un po' come l'abbronzatura per noi umani).

La defogliazione in prefioritura inciderebbe inoltre sull'allegagione riducendo del 25% il numero degli acini; risultando il grappolo più spargolo ne conseguirebbe un indubbio vantaggio sul fronte della sanità delle uve, specie su vitigni come il Ciliegiolo solitamente molto serrati.

Inoltre la defogliazione stimolerebbe lo sviluppo di femminelle nella parte superiore della chioma con il duplice vantaggio di ottenere una maggior protezione sia dai raggi solari che da eventuali improvvise grandinate estive.

A supporto della defogliazione, anche la nutrizione fogliare a base di urea rappresenta una tecnica di gestione della chioma atta a ritardare la senescenza delle foglie, favorendo così una maturazione lenta e posticipata.


Aspetto enologico


La sperimentazione avvenuta presso la Cantina Sperimentale di Bardano sotto la supervisione dei Professori Fabio Mencarelli e Andrea Bellincontro ha interessato l'appassimento delle uve (in apposita cella a temperatura e ventilazione cotrollata), finalizzato alla produzione di un passito di Ciliegiolo.
Il mosto derivato dalle uve appassite è stato anche utilizzato per definire etichette basate sulla pratica del governo toscano (aggiunta di una parte di detto mosto successivamente alla prima fermentazione), con l'intento di ottenere un prodotto ad alto contenuto antocianico e di grande struttura.

Tenuta Cavalier Mazzocchi 1919Parallelamente si è proceduto ad una spumantizzazione metodo classico, in cui la rifermentazione è stata indotta con mosto derivante da appassimento delle uve, piuttosto che con zuccheri esogeni.
Ne risulta uno spumante rosato pas dosè alquanto interessante, anche tenuto conto delle limitata permanenza sui lieviti dovuta a ragionilogistiche.

Sinceramente, anche sulla base degli assaggi fatti in occasione della presentazione del progetto presso la Fattoria Didattidìca La Collina Incantata, cercare concentrazione e struttura su un vino come il Ciliegiolo, soprattutto in una fase in cui il vitigno stesso sta invece trovando notevole riscontro presso una larga fetta di consumatori orientati a vini pensati in sottrazione con una beva più snella e dinamica, mi sembra un po' una forzatura.

Ma è pacifico per chi fa ricerca che solo una minima parte delle sperimentazioni abbia poi risvolti pratici.
E' sicuramente il caso della spumantizzazione metodo classico che con i dovuti aggiustamenti promette buone potenzialità.
  • condividi su Facebook
  • 499
  • 0
  • 2

#1 Commenti

inserisci un commento