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Peso e foggia delle bottiglie, probabile boomerang commerciale

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Peso e foggia delle bottiglie, probabile boomerang commerciale
C'è un bel pezzo di Carlo Macchi su Winesurf che la tocca piano su un tema sempre attuale ma anche sempre un po' troppo sotto traccia: il peso di certe bottiglie di vetro, di vino in particolare ma anche di birra.

Emblema di un certo mondo del vino molto fine anni '90, la bottiglia spessa e pesante, ha sempre avuto un certo fascino verso la platea di degustatori, tale che sbadatamente per un certo periodo di tempo al peso della bottiglia addirittura si associava quasi automaticamente una sorta di investitura qualitativa fideistica anche sul suo contenuto (cosa che ovviamente non rappresenta la regola, anzi). Bottiglie che a sollevarle da vuote arrivano oltre il chilogrammo (non scherzo) e fanno tremare i polsi, in tutti i sensi.

Oggi, in piena esplosione naturista e in piena crisi mediatica da global warming, un po' lontani da quell'impostazione fine nineties da azienda modaiola che ce l'aveva fatta, soffermarsi un istante a ragionare su questa questione vale sicuro il cruccio. Sono pochi, dice Macchi - e in effetti pare sia proprio così - coloro che oltre al cornoletame e alle pratiche in vigna e cantina si soffermano a guardare l'impatto ambientale di bottiglie di vetro di un certo peso anche se, aggiungo sommessamente, mi pare che in ambito produttivo, proprio chi è attento a questi temi, se non per facciata o convenienza, normalmente imbottiglia in normali bottiglie sotto al mezzo chilogrammo (ce ne sono anche da meno di 4 etti e funzionano perfettamente per la stragrande maggioranza dei vini fermi. Direi che a livello tecnico per i vini fermi conti molto di più il colore della bottiglia (scuro possibilmente) dello spessore o del peso.

Non so, non mi pare che le meravigliose borgognotte di Amerighi, o le bordolesi di Dettori, per fare due nomi a caso di persone attente a un certo modo di fare viticoltura, pesino molto. Ma neppure le borgognotte di Francesco Guccione o le bordolesi di Francesco De Franco e potremmo andare avanti con una lunga lista. Voglio dire, dove c'è serietà, normalmente si trova anche coerenza.

Il problema vero e duplice però è un altro:

- da un lato il produttore natur wannabe che si dimentica dopo paziente lavoro di greenwashing di ammodernare anche le bottiglie, la bottiglia da chilogrammo fa figo e il reparto marketing dice che bisogna tenerle così;

- dall'altro, peggio ancora, il consumatore basico rimasto ancorato ai nineties per il quale quell'equivalenza, bottiglia pesante uguale vino buono è ancora totalmente corretta.


Il tema ci sta decisamente a cuore anche perché se con l'innovativo sistema distributivo di Vinix ogni anno insieme a voi contribuiamo ad abbassare le emissioni - nel nostro piccolo - grazie alla sostituzione di migliaia di piccole spedizioni con singole grandi spedizioni poi distribuite dal basso a chilometro quasi zero, dall'altro non possiamo girarci dall'altra parte di fronte a questo tema e sarà nostra cura e impegno sensibilizzare tutti i produttori del nostro catalogo verso l'adozione di bottiglie leggere, quanto meno per il mercato nazionale che potrebbe essere pronto e aperto verso una nuova consapevolezza. Un po' come sta avvenendo, lentamente, con le chiusure alternative, ne dovremmo uscire tutti illesi presto o tardi.

C'è poi un flagello sebbene estremamente laterale come importanza ma che val bene un cenno.
Mi riferisco alla stravaganza di certe bottiglie con fogge tali da rendere completamente disfunzionale il loro utilizzo, non solo in ambito professionale ma anche in ambito hobbistico. Avete presente quelle bottiglie che quando provate a impilarle in orizzontale nella vostra piccola cantina cadono inesorabilmente in avanti per via di una forma talmente affusolata che non consente questo tipo di stoccaggio? Oppure quelle svasate che a un certo punto della pila le file di bottglie cominciano a prendere direzioni ed assetti arbitrari? Ecco.

Abbiamo le bordolesi e le borgognotte con cui al Signore piacendo, potremmo imbottigliare quasi tutto, storicamente qualche renana non può far male se proprio dovete ma fermiamoci lì anche perché oggi quella piccola percentuale di persone un po' più dentro ai lavori tendono a fare l'errore opposto di una volta e cioè avere un immediato pregiudizio (negativo, #chettelodicoaffare) verso fogge di bottiglie poco ortodosse, un po' come pensare che l'azienda abbia dato più peso al packaging che al contenuto o dove il packaging sovrasta obiettivamente l'impegno del contenuto.

Cioè, per dirla più chiara, la bottiglia pesante o di foggia strana oggi, potrebbe tranquillamente rappresentare un danno aziendale.
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