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Raffronto tra disciplinari, distribuzioni e carte d'intenti del mondo dei vini naturali

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Raffronto tra disciplinari, distribuzioni e carte d'intenti del mondo dei vini naturali
Sono un po' di anni, lustri direi ormai, che si dibatte su e di vini naturali.
Nel 2015 io decisi di chiudere definitivamente l'esperienza di TerroirVino (una manifestazione che ha tenuto banco a Genova per una decina d'anni) che tanto mi aveva dato ma mi ero reso conto che il mondo delle manifestazioni era ormai totalmente spostato più sull'etichetta di appartenenza a questo o a quel club più che sulle persone e sui vignaioli e mi sono dedicato ad altro nel modo in cui piaceva a me, libero, laico e indipendente.

Il punto cruciale però, il nodo vero ancora irrisolto in questi anni, è ancora lì ed è quello di una definizione precisa di ciò che sia o non sia un vino naturale e di quali pratiche o tecnologie siano ammesse o meno per poterlo definire tale con tutta una serie di conseguenze a livello pratico circa la possibilità o meno di aderire a questa o a quella distribuzione, a questa o a quella manifestazione, ecc.

Tutto assolutamente lecito, intendiamoci.

Molti hanno provato a interpretare, su presupposti, interssi e sensibilità diverse a risolvere questo delicato processo definitorio in questi ultimi lustri. Esistono veri e propri disciplinari con controlli terzi, certificazioni, autocertificazioni, carte d'intenti, fiere, distribuzioni coinvolte ma purtroppo non esiste ad oggi una definizione o un disciplinare universalmente condiviso, una base minima definitoria, esistono invece molte interpretazioni, più e meno restrittive (per inciso, mi domando, è più restrittiva una maglia stretta autocertificata o una maglia un po' più larga certificata?) e tutte diverse tra loro e quindi a prima vista poco conciliabili. Questa l'idea prevalente: posizioni e approcci distianti e inconciliabili che danno così vita così a gruppi più o meno chiusi nei quali si può accedere solo conformandosi alle regole di volta in volta prescritte.

Poi un giorno una vignaiola di Menfi, Marilena Barbera, decide di fare una cosa utile oltre che intelligente, mettendo nero su bianco, ben organizzate, tutte le informazioni relative a questi che per semplicità definiremo approssimativamente "disciplinari", l'immancabile solforosa, le temperature, le tecnologie, le chiarifiche, ecc. Marilena passa così in rasegna alcune delle esperienze più significative come Vinnatur, Viniveri, Triple A, Raw wines, Reinassance e per ogni voce incasella per bene, in modo ordinato e comprensibile, cosa prevede questo o quello evidenziando anche con dei colori che rendono più semplice muoversi tra le informazioni e rappresentano il grado più permissivo o restrittivo delle varie impostazioni.

"La cosa bella di questa tabella" - considerazione che mi trova del tutto d'accordo - dice Marilena, "è che raccoglie solo dati, non esprime giudizi".

Tra l'altro così ben organizzate è facile anche cogliere le differenze più o meno marcate tra l'uno e l'altro approccio. Obiettivo? Capire, credo, se un minimo comune denominatore tra tutte queste esperienze e approcci possa essere effettivamente individuato.

Volutamente semplificando e con un pizzico di sarcasmo Marilena rileva una cosa che in effetti balza agli occhi guardando la tabella, le differenze principali sono e qui cito letteralmente le sue parole:

- qualche milligrammo di solforosa
- qualche micron di porosità dei filtri
- qualche grado di temperatura
- se usare le proteine del pisello oppure no
- se usare l’azoto per saturare una vasca (per saturare una vasca, non per vinificare) sia preferibile all’ossidazione del vino, o all’acetaldeide.

Non sembrano cose insormontabili a vederle così allineate una affianco all'altra e allora verrebbe da domandarsi se oltre all'intento di definire cosa sia naturale e cosa no non vi sia forse anche l'intento di differenziarsi per poter rappresentare qualcosa di diverso rispetto agli altri sul piano commerciale. Anche qui, non ci sarebbe proprio nulla di male ma sembrerebbe anche più chiaro che alla fine le distanze tra alcuni vignaioli aderenti a questa o a quella casata non siano poi così marcate.

Di nuovo, io ho sempre considerato prima di ogni altra cosa le persone.
La loro serietà, la loro affidabilità, la loro onestà nell'ammettere che in una certa situazione se devono salvare un raccolto devono fare determinate scelte, scelte che mi sento di condividere proprio sulla base di questa trasparenza. Preferisco decisamente una vera certificazione terza (con tutti i suoi limiti) rispetto alle autocertificazioni che sono poco più di atti di fede in cui credere. Se non si ritorna a considerare le persone, il lavoro agricolo come atto anche sociale, la produzione autonoma delle proprie uve come cardini sui quali ragionare, spostando il discorso dalle sole metodologie e dalla tecnica non credo si faranno molti passi avanti.

"Davvero" - dice Marilena - "20 milligrammi di solforosa, o 2 micron di porosità, possono fare la differenza fra vendere una bottiglia di vino oppure tenertela in magazzino? Davvero l’azoto è argomento spendibile quando il produttore X vuole parlare male di un collega e quindi impedirgli di andare alla fiera X, oppure di telefonare al distributore Y?".

Secondo me no ma grande è la confusione sotto il cielo (e quindi) la situazione è eccellente.
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#2 Commenti

  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    Proprio ieri sera con i ragazzi di vino in garage, mentre si ragionava sui vini e sui difetti, fra un bicchiere di etil fenolo ed uno di diacetile, li esortavo ad avere un atteggiamento laico nel fare vino, che deve avere come scopo finale la produzione di un vino :
    Sano,
    Leale
    Mercantile
    Possibilmente stabile e longevo nel tempo

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    #1
  • Domenico Sciutteri

    Domenico Sciutteri

    Ciao. Quoto quasi in tutto su quanto dici, però secondo me una differenza sostanziale esiste e quella di Vinnatur che controlla i suoi aderenti sui pesticidi. Anche sei io abbasserei di molto la soglia.

    Quando dici riguardo la scelta che fai sulle persone mi trova d’accordo in parte. ( e qui ti rimando alla scheda d’autocertificazione, perché propio di questo si tratta)

    IO ho sempre fatto questa scelta in primis sempre. Purtroppo le persone nel tempo cambiano, chi in meglio chi in peggio purtroppo. ( diretta esperienza personale).
    Compreso qualcuno iscritto qui su Vinix.


    Comunque io vedo la cosa più semplice di quella che si vuole fare apparire. Scheda d’Autocertificazione e controllo del consumatore a campione.
    Come ? E qui dovrebbero aiutarti gli Enti Locali.

    Ma nessuno si vuole mettere contro un fatturato di 14 Miliardi di Euro.

    Tra parentesi ieri ho degustato a Sestri alcuni vini che facevano pena.
    Se bere Naturale dovrebbe essere cosi.
    Rinuncio a BERE.
    Un caro saluto

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    #2

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