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La fiera mondiale del vino sfuso ad Amsterdam: il vino come industria (agraria)

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La fiera mondiale del vino sfuso ad Amsterdam: il vino come industria (agraria)
La scorsa settimana si è svolta ad Amsterdam l’11 edizione della World Bulk Wine Exhibition, fiera mondiale per del vino sfuso.
Il comparto del vino sfuso nella sensibilità del settore vinicolo e nelle analisi che riguardano il mercato viene sempre considerato meno di quanto meriti. Probabilmente perché massimizza la componente industriale della produzione di vino (tecnicamente tutta la produzione del vino è un’”industria agraria”, nel senso che si ottiene dalla lavorazione di un prodotto agricolo, l’uva) e minimizza la parte poetica.

Eppure vale la pena di dedicargli attenzione, sia per le sue notevoli dimensioni (ricordiamoci sempre che la punta del vertice della piramide appoggia sui più grandi strati inferiori), sia per le indicazioni che fornisce sul consolidamento delle tendenze che appaiono nel settore vinicolo.

Anche perché per il consumatore il vino sfuso non esiste (questa la spiego alla fine).


Un mercato grande...

Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino, nel 2018 il mercato mondiale del vino ha mosso 108 milioni di ettolitri, equivalenti a 14,4 MILIARDI di bottiglie per un valore di 31,3 miliardi di euro.

Il vino sfuso ha pesato per il 34% dei volumi e l’8% del valore degli scambi tottali di vino nel 2018, con un calo del -5% a volume, dovuto alla scarsissima vendemmia europea del 2017, ed un aumento del +3,8% in valore.

Una volta imbottigliato stiamo parlando dell’equivalente di 4,9 miliardi di bottiglie, contro i 7,6 miliardi del vino scambiato in bottiglia, l’1,3 miliardi degli spumanti ed i 576 milioni del bag in box.

Da notare che questi numeri riguardano solamente gli scambi internazionali, quindi non considerano il vino sfuso venduto all’interno dei vari paesi produttori.

E’ evidente quindi l’importanza che il vino sfuso riveste per l’economia del vino, in particolar modo per la sostenibilità economica di ampie fasce di viticoltura.

I principali paesi importatori sono Regno Unito e Germania, che nel 2018 pesavano entrambe per 19% degli scambi mondiali del vino sfuso in valore, seguite dalla Francia con l’11% e gli USA con il 7%

Dal lato delle esportazioni, domina la Spagna che nel 2018 copriva il 22% delle esportazioni mondiali di vino in valore, seguita da Australia ed Italia a pari merito con il 12%, poi Cile al 10% e Nuova Zelanda all’8%. Chiudono USA e Francia, entrambe al 7%.

…per grandi operatori…

I 240 produttori provenienti da 24 paesi presenti ad Amsterdam rappresentavano circa l’80% della produzione mondiale del vino sfuso ed i visitatori della fiera sono stati oltre 6.000 visitatori, provenienti da 60 nazioni.

Si tratta di numeri relativamente piccoli se li confrontiamo con quelli delle grandi fiere del vino imbottigliato come Vinitaly, Prowein, Vinexpo, Fenavin.

Numeri che dimostrano come il comparto del vino sfuso sia un affare da grandi cantine, molto spesso cooperative, dal lato dell’offerta e grandi compratori da quello della domanda.

Per dare un'idea, in fiera c’era uno spazio apposito, denominato “Little Treasure” per i grandi vini sfusi con una produzione annuale inferiore ai 20.000 hl, ossia l’equivalente di 2,6 milioni di bottiglie. In questo spazio dedicato erano presenti solamente 10 cantine.


…basato su standard precisi.

Il vino sfuso viene valutato innanzitutto in base ai suoi parametri tecnici.

Quella che vedete nella foto che apre questo post è la scheda che accompagnava gli oltre 400 vini che gli espositori avevano presentato per l’assaggio libero da parte dei visitatori.

Varietale, grado alcolico, provenienza, acidità, zuccheri, indice di colore, polifenoli, contenuto di S02, invecchiamento sono tutti elementi permettono di confrontare un vino con altri simili e ne determinano il prezzo.

I prezzi sono abbastanza trasparenti per i compratori. Non c'è un listino ufficiale a livello mondiale, ma le quotazioni delle varie borse merci nazionali forniscono una buona indicazione di partenza e poi basta trattare con alcuni produttori provenienti dalla stessa zona per capire quanto può costare un determinato vino.

Scostamenti di prezzo senza offrire dell'oggettivo valore aggiunto (vedi i parametri di cui sopra, oppure vantaggi logistici, finanziari o produttivi) è praticamente impossibile.

E l’aspetto organolettico? Nessuno compra del vino sfuso senza averlo assaggiato, però l’assaggio del vino sfuso segue logiche diverse da quello del vino imbottigliato, pronto al consumo.

Perché il vino sfuso quasi sempre viene utilizzato per fare degli assemblaggi.

Quindi quella partita di Pinot Grigio ricca di profumi, ma così acida da risultare astringente in bocca potrà essere perfetta per sposarsi con un altro Pinot Grigio della stessa zona “grasso” in bocca perché alto di grado ma povero di acidità e con un terzo Pinot Grigio esile negli aromi e nel grado alcolico, ma capace di dare lunghezza al vino.

Capite che in questa logica è difficile definire un vino più "buono" di un altro, al di là di conclamati difetti produttivi legati allo sviluppo di composti indesiderati.


In un certo senso quindi al World Bulk Wine Exhibition si trova il vino portato alla sua essenza di prodotto di consumo.

Questa fiera diventa così anche un interessante osservatorio per capire quali delle tendenze apparse negli ultimi anni si stanno consolidando per passare da innovazione a nuovo standard.

Ecco le indicazioni principali che io ho ricavato da questa edizione della WBWE:


Il biologico sta diventando sempre più la normalità ed i paesi europei guidano il cambiamento

Tra le 240 cantine che esponevano, 61 presentavano anche vini biologici. 24 erano spagnole, 17 francesi e 13 italiane. Seguivano con una sola cantina per paese Argentina, Cile, Uruguay, USA, Australia, Romania e Slovacchia.

Sta crescendo l’imbottigliamento dei vini sui mercati di consumo e non nei paesi di produzione (vedi leadership di Regno Unito e Germania nelle importaioni).
Le ragioni di questa tendenza sono molteplici:
- Economiche: trasportare vino sfuso costa meno rispetto a trasportarlo imbottigliato.
- Ecologiche: l’impronta di carbonio di un vino imbottigliato a destinazione è più bassa di quella dello stesso vino imbottigliato sul luogo di produzione.
- Qualitative: un vino manterrà meglio le proprie caratteristiche organolettico se viene trasportato sfuso e poi imbottigliato a destinazione rispetto all’imbottigliamento sul luogo di produzione e successiva spedizione.

A livello mondiale c’è una sovraproduzione strutturale, dovuta ad un eccesso di potenziale produttivo del vigneto, soprattutto nei paesi del Nuovo Mondo.
I 263 milioni di hl di vino prodotti a livello mondiale nel 2019 secondo le stime dell’OIV sono nella media degli ultimi anni.

Questa media però non è il risultato di un andamento costante, quanto dei due picchi nel 2017 (in negativo) e 2018 (in positivo).

Resta comunque un valore superiore ai 246 milioni di hl consumati nel 2018 e che probabilmente caleranno ancora nel 2019 viste le tendenze di consumo in diversi mercati (Cina, Regno Unito, Sud America).


Le vendite del vino in lattina sembrano destinate a crescere.
Magari la cosa per i prossimi anni sarà limitata solo al mercato USA, però gli USA sono il più grande consumatore di vino al mondo.

Ma se la WBWE dedica una (affollata) conferenza alle tecniche enologiche, tecnologie di confezionamento, comportamenti del consumatore e degustazione di vino in lattina, direi che i tempi sono maturi per intraprendere la strada percorsa anni fa dal tappo a vite.
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