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Cosa succede il 13 gennaio negli Stati Uniti che ci riguarda da vicino

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Cosa succede il 13 gennaio negli Stati Uniti che ci riguarda da vicino
Già ad ottobre 2019 ci fu un gran clamore attorno all'introduzione di dazi USA nei confronti di molteplici prodotti europei. Il quotidiano Repubblica usciva con un pezzo ampiamente sostenuto da Coldiretti dove sostanzialmente riassumeva la questione in queste righe: "WTO ha riconosciuto le proteste del governo Usa secondo cui la Ue ha fornito aiuti di stato al consorzio europeo che produce la linea Airbus. In questo modo, gli Stati Uniti sono autorizzati a imporre dazi fino a 7,5 miliardi (di dollari, nda) che possono colpire unaserie di prodotto (sic, nda) in arrivo dalla Ue, dalla manifattura all'alimentare. Un provvedimento che colpirà anche l'Italia".

In buona sostanza una vera e propria guerra tra potenze economiche non più fatta di fucili e bombe ma di dazi commerciali in grado di colpire altrettanto duramente le varie economie impattate dai provvedimenti. Per chi avesse voglia di approfondire sulle fonti ufficiali, qui è possibile recuperare tutto l'antefatto, le decisioni già prese e in vigore e quelle che sono in via di definizione nella ormai attesissima data del 13 gennaio prossimo venturo.

Vale la pena riprendere almeno la parte introduttiva per inquadrare bene la questione:

The U.S. Trade Representative is reviewing the action being taken in the Section 301 investigation involving the enforcement of U.S. WTO rights in the Large Civil Aircraft dispute. Annex I to this notice contains a list of products currently subject to additional duties. Annex II contains a list of products, originally published in the April 2019 and July 2019 notices in this investigation, under consideration for the imposition of additional ad valorem duties of up to 100 percent. The Office of the United States Trade Representative (USTR) requests comments with respect to whether products listed in Annex I should be removed from the list or remain on the list; whether the rate of additional duty on specific products should be increased up to a level of 100 percent; whether additional duties should be imposed on specific products listed in Annex II; and on the rate of additional duty to be applied to products drawn from Annex II.

Che, traducendo con la scure, significa che l'ufficio preposto sta prendendo in esame le azioni da intraprendere in relazione ai diritti del Governo Americano nell'ambito del WTO, con riferimento alla disputa sugli aiuti agli europei nella vicenda sugli aeromobili (disputa ormai lunga tre lustri tra Boeing e Airbus dove si contestano a vicenda aiuti di stato ad imprese private con danno reciproco e deviazione della normale concorrenza di mercato). Sempre in questa introduzione, si cita un primo allegato dove sono indicati i dazi già introdotti in una prima fase (la quantità di prodotti è enorme) e un secondo allegato dove sono indicati tutti gli ulteriori prodotti sui quali potrebbero essere introdotti nuovi dazi o aggiunti nuovi dazi a prodotti già colpiti con tassi dal 25 al 100% (!) rispetto al valore.

Non sono bastate le visite del Presidente Mattarella e gli ottimi rapporti di pace e alleanza portati avanti dai vari presidenti del consiglio succedutisi nel tempo con il Governo americano, Parmigiano Reggiano, liquori e cordiali, formaggi francesi, olive greche e moltissimi altri prodotti italiani e di altri stati della Comnunità Europea sono già stati colpiti con dazi fino al 25%, una vera botta commerciale per chi basa principalmente sull'export il proprio fatturato annuale.

Ora l'attenzione è tutta sulla data del 13 gennaio 2020, quando l'ufficio preposto, l'USTR (Office of United States Trade Representatives), vaglierà l'estensione di questi dazi ad altri prodotti cruciali per l'export non solo italiano. L'introduzione di dazi anche sui vini, considerato l'impatto commerciale sul PIL di alcuni stati europei produttori tra i quali sicuramente Italia, Francia e Spagna, rischia di diventare un vero armageddon come qualcuno lo ha definito recentemente.

In Italia Marilena Barbera e Gianluca Morino sono stati tra i primi produttori italiani a sollevare la questione e anche all'estero, sono diversi i critici e i giornalisti a sostegno della rivolta. Anche Antonio Galloni, il noto critico di Vinous, si è unito all'appello con una lettera aperta al Presidente Donald Trump.

Dell'impatto commerciale per fornitori e acquirenti della filiera dell'import / export si è detto ed appare di tutta evidenza, di tutta la vicenda da osservatore appassionato e non tecnico però mi colpiscono almeno tre cose:

1) il silenzio, almeno fino ad ora, dell'opinione pubblica americana, alla fine se dovesse verificarsi l'estensione dei dazi per noi sarà sicuramente un enorme problema commerciale ma per gli americani vorrà dire veder aumentare in modo esponenziale i prezzi di prodotti a cui sono ormai legati inscindibilmente o, peggio, vederli del tutto sparire dalle proprie tavole;

2) il piglio protezionista dell'amministrazione Trump, del tutto in distonia con la nostra cultura e le basi socio-economiche su cui è fondata l'Unione Europea, nonché le implicazioni a lungo termine di decisioni commerciali di questa rigidità e veemenza (qui in Europa mi pare che ci andiamo un pelo più con i piedi di piombo) anche sul fronte dei rapporti internazionali tra paesi da sempre alleati;

3) l'emersione di un problema endemico dell'imprenditoria italiana, in particolare per quanto riguarda i prodotti enogastronomici dove a mio avviso si cura sempre troppo poco il mercato interno rispetto all'export.

Fortunatamente gli americani possono anche essere capaci delle peggio cose ma poi è sempre presente questo paradosso democratico per il quale anche di fronte a decisioni di questa risma è possibile per chiunque portare il proprio contributo e far sentire la propria voce. Chi volesse commentare i provvedimenti occorsi e quelli in via di definizione (rigorosamente in inglese perché il commento possa essere preso in esame), è possibile farlo da questa pagina, anzi, questo post è anche un invito a farlo.
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#1 Commenti

  • Paolo Carlo Ghislandi - Cascina i Carpini

    Ciao Filippo Ronco e grazie per questo dettagliato report su quanto sta accadendo.
    Per noi europei mi permetto di specificare che verranno tenute in considerazione solo le opinioni di cittadini americani quindi è inutile scrivere a quel link predisposto.
    Di grande utilità invece può essere come scrivi anche tu rivolgersi alle nostre istituzioni preposte e farlo nel modo migliore.
    Perché la voce dei cittadini si possa sentire, è bene convogliare tutte le energie in un unica direzione e questo è l'indirizzo a cui scrivere. L'invito può essere esteso anche ad altri produttori di cibo e vino Europei.

    David Maria Sassoli president@ep.europa.eu

    Di seguito un esempio valido per chi non ha dimestichezza con l 'inglese (cortesia dell'amica Pierina Bianchini)

    Dear President David Maria Sassoli,

    The tariff war caused first by the Boeing-Airbus war, followed by a possible internet tax is not about who is right or who is wrong: I do not think most of us (citizens) have enough knowledge and documentation to argue about these. But the consequences are very dangerous for all of us.

    The real point is that along with the globalization process, even something good happened: we are now all linked together, we are intensely connected to each other, despite the still existing National borders. Sometimes we give for granted our ability to easily travel where we want, eat food and buy products which were not available to us, only 20 years ago. The reality is that in a highly competitive market we were forced to share our best to survive because Companies needed a broader final consumer market to increase their production and cut their cost. Companies had to optimize their resources in order to survive, and this allowed more and more people to afford products they could not before. And also allow small-medium Companies to find their way to survive and exist in a large number scale market. All these exporting and importing goods, generated many jobs.
    DO WE REALLY WANT TO GO BACK? Do we really want to close ourselves in our little garden? Are we ready to give up on what we have today? To go back to the 90’s? To jeopardize and risk all the jobs behind these circulations of goods and people? Are we sure the local- European market will be ready to absorb all the products shipped today in the US?
    Tariffs on European wines will put our wines out of the competitive market, allowing other emerging Countries to enlarge their sales in the US. Are we sure that after politics/bureaucracy will be done with their discussion, there will still be a place for us in the US market, with the same volume we have today?
    Small-medium wineries will be the first to die, and how many jobs with that? Small-medium wineries sell only a small portion of their production in bottle, most is sold in bulk to big wineries that need more quantities in their export market. Obviously that extra product will not be needed anymore. And without that small-medium wineries will never cover their cost of production.
    How many businesses and families will be affected by this?
    As the Americans are now expressing themselves to their politicians, indirectly helping us Europeans to save our economy and jobs, we, Europeans, decided to do the same: we are writing to you, the President of the European Parliament, to ask to save our products and our jobs, as the US jobs.
    Countries like Italy, France and Spain will drastically be affected by tariffs on their Food and Wine products followed by Portugal, Greece, Germany, Slovenia.
    I really wish that the 2020 will be an year where we will all gain awareness of where we stand and how we make a difference just by being in this world, it does not matter if we decide to do something or not: both our choices will have an impact!
    Please make this non sense to stop and protect our agricultural production.
    Kind Regards

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    #1

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