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Gli Stati Uniti lasciano inalterati i dazi sul vino europeo. Quali gli scenari futuri?

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Gli Stati Uniti lasciano inalterati i dazi sul vino europeo. Quali gli scenari futuri?
Venerdì scorso l'Ente statunitense per il commercio (US Trade Representative o USTR), ha deciso i nuovi livelli dei dazi imposti ai prodotti provenienti da alcuni paesi dell’Unione Europea che entreranno in vigore dal prossimo 18 marzo.

In base a questa decisione sono stati aumentati dal 10% al 15% solamente i dazi per l'importazione di aeroplani dalla UE verso gli USA. Rimane quindi inalterato il dazio del 25% sui vini francesi, spagnoli, tedeschi ed inglesi entrato in vigore lo scorso 18 ottobre. E soprattutto rimane al momento inalterata l’esclusione dai dazi per i vini italiani.

Per completezza è giusto ricordare l’agroalimentare italiano è comunque stato colpito dai dazi su formaggi e prodotti lattiero caseari, agrumi, succhi di frutta, aperitivi, crostacei ed alcuni salumi (ma non i prosciutti DOP Parma e San Daniele).

Ma torniamo ai vini e cerchiamo di metter un po’ d’ordine su questa spinosa questione che ha accesso il dibattito nel settore viti-vinicolo durante le ultime settimane visto che gli U.S.A. sono il primo mercato di esportazione dei nostri vini.


Questi dazi derivano dal contenzioso sugli aiuti di stato alla Airbus, non dalla web tax adottata dalla Francia.


In molte conversazioni che si sono tenute sul web, spesso questi dazi sono stati collegati all’introduzione della web tax introdotta in Francia sui ricavi delle multinazionali digitali americane (Apple, Google, ecc …). Il timore è che anche i vini italiani potessero quindi subire la stessa misura quando la web tax, già approvata dal Parlamento, entrerà in vigore anche in Italia.

In realtà l’introduzione di dazi sui prodotti europei a fronte dell’introduzione della web tax è stata proposta dall’Amministrazione USA, ma al momento non è ancora stata adottata.

Questi dazi nascono invece dall’autorizzazione data dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) agli USA di adottare dazi nei confronti di prodotti europei fino ad un ammontare di 7,5 miliardi di dollari americani a compensazione dell’iniquo vantaggio competitivo fornito ad Airbus nei confronti della Boing con finanziamenti che sono stati considerati aiuti di stato.

Che è poi il motivo per cui i paesi maggiormente colpiti sono stati quelli in cui vengono prodotti gli aerei Airbus: Francia, Spagna, Germania e Regno Unito (oltre ai vini, sono stati imposti dazi anche su formaggi, scotch whisky, macchinari ecc …)

Questo per dire che, pur nell’imprevedibilità che caratterizza l’attuale amministrazione USA, questi dazi hanno un fondamento legale. L’importo dei dazi ed i prodotti su cui applicarli rimangono comunque una scelta libera dell’Amministrazione USA.

Quindi l’Italia si trova in una posizione più favorevole rispetto a Francia e Spagna.

Ogni sei mesi però c’è un aggiornamento dell’importo dei dazi e dei prodotti su cui applicarli, per cui non è che si possano dormire sonni molto tranquilli …


Alcune importanti eccezioni ai vini soggetti ai dazi

Sono esclusi dai dazi i vini spumanti, quelli con gradazione alcolica superiore al 14% e quelli in contenitori superiori ai 2 litri. Tenete a mente queste informazioni, perché verranno utili nei ragionamenti sui possibili sviluppi.


Cosa è successo alle importazioni di vini fermi in bottiglia negli USA in novembre e dicembre 2019 a seguito dell’introduzione dei dazi?


Le importazioni di vini francesi sono crollate.
Confrontando i valori a quelli dello stesso mese del 2018 a novembre sono calate per 34,7 milioni di dollari (-37,8%) ed a dicembre di 33,5 milioni di dollari (-37,8%). In litri la diminuzione è stata rispettivamente del 14,6% e del 7,9% , ad indicare che le cantine francesi hanno cercato di rispondere ai dazi con una drastica riduzione dei prezzi di esportazione.

I vini spagnoli sono calati, ma molto meno rispetto alla Francia. A valore novembre 2019 ha segnato -11,7% rispetto al 2018 e dicembre – 11,5%. Anche qui la reazione è stata una riduzione dei prezzi di vendita all’export con un i volumi che sono calati del 9,2% a novembre e del 4,6% a dicembre. Da notare che i vini rossi di molte DOP spagnole superano facilmente i 14° alcol e quindi non sono soggetti ai dazi.

L’Italia ha avuto un andamento altalenante. Novembre è stato positivo con un +6,7% a valore ed un +4,1% a volume, mentre dicembre ha mostrato un grosso calo: -14,2% a valore, pari a 18 milioni di dollari in meno, e -15,7% a volume. Notare che per i nostri vini i prezzi medi hanno tenuto, anzi sono leggermente cresciuti.

La Nuova Zelanda sembra il paese che si è più beneficiato della situazione creata dai dazi con crescite a valore del 5,8% e del 29,7% ed a volume dell’8,3% e del 25% rispettivamente a novembre e dicembre.

Nell’ultimo bimestre sono cresciute anche le importazioni dei vini portoghesi, cileni e argentini, mentre sono calate quelle di vini australiani.

Nota: la fonte dei dati è la nota informativa rilasciata dall’Observatorio Espanol del Mercado del Vino (OeMV) l’11 febbraio 2020.


Quali scenari si possono prevedere per i prossimi 6 mesi dell’andamento delle importazioni USA nell’ultimo trimestre 2019?

Ricavare tendenze dai dati relativi solo a due mesi è un po’ come guardare nella sfera di cristallo, ma vale la pena di provarci.

1. Gli operatori americani non amano l’incertezza:

La settimana scorsa parlavo con il compratore di uno dei principali importatori inglesi di vini italiani, chiedendogli come vedeva la situazione e lui mi ha risposto “Lorenzo, non ho votato né per questo governo né per questa decisione, ma sono contento che adesso la Brexit sia una certezza. In Italia siete abituati ad andare avanti indipendentemente dalla situazione del governo, ma qui quando le cose sono confuse la gente si ferma. E da quando è stata presa la decisione sulla Brexit si nota che l’economia è tornata a muoversi”.

Ho parlato anche con un possibile importatore di “Storie di Noir”, il Prosecco DOC spumante brut che ho sviluppato insieme alla Società Agricola Bosco Levada. Gli avevo già presentato il progetto lo scorso settembre ed adesso l’avevo aggiornato degli sviluppi (immagine della bottiglia, prezzo franco cantina, ecc…). Mi ha mandato una gentile e-mail di risposta dicendo che avrebbe dato un’occhiata, ma fino a quando non si fosse chiarita la questione dazi lui escludeva qualsiasi nuova introduzione di prodotto.

In sintesi questi esempi servono per dire che per l’Italia non è così automatico avvantaggiarsi dei dazi imposti sui vini francesi, perché operatori americani del vino sono assolutamente avversi al rischio. Tra sei mesi i dazi saranno analizzati un’altra volta; nel frattempo la cosa più probabile è che importatori e trade mantengano un comportamento attendista.


2. Non di solo prezzo vive il vino.

Il calo dell’Australia dimostra che i comportamenti di consumo negli USA non sono determinati solamente dai rapporti competitivi di prezzo nei confronti dei vini provenienti dagli altri paesi.

Anche la Nuova Zelanda, che sembra essere la maggior beneficiata, si trovava comunque già in un trend positivo nei primi 10 mesi del 2019.

Raccomandare di investire per rafforzare il valore della marca, che sia “Italia” oppure una specifica DOP oppure quello della cantina, può sembrare la scoperta dell’acqua calda. Eppure vale la pena di ripeterlo, perché alzarne il valore percepito rimane sempre la risposta migliore a fronte di un aumento del prezzo di vendita (che sia deciso da noi o forzato dall’imposizione di dazi, poco importa).


3. Sviluppare l’esportazione del vino sfuso con imbottigliamento negli USA?

Già vedo i nasi che si storcono perché l’imbottigliamento fuori dalla zona di produzione fa subito pensare e minor controllo della qualità o, peggio, a traffici illeciti.

Però Lo scorso dicembre alla fiera del vino sfuso ad Amsterdam si parlava seriamente di attivare importazioni di rosè sfuso dalla Francia da imbottigliare negli USA, in modo da non rientrare nei dazi.

Soluzione che tra l’altro è più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Ci sarebbe anche la possibilità dei bag in box, ma personalmente la vedo meno interessante considerando le abitudini dei consumatori americani.

L’unico, non piccolo, problema sono i regolamenti della DOP ed IGP …


La lobby diretta va bene, ma quella indiretta è meglio

Di fronte al rischio di vedersi imporre dei dazi sul suo primo mercato di esportazione il settore del vino italiano si è mobilitato con una coesione che ha pochi precedenti. Grazie soprattutto ad un’azione dal basso partita sul web da parte di piccole cantine / vignaioli / opinion leaders e che si è estesa poi alle cantine più grandi ed agli organismi di rappresentanza del mondo viti-vinicolo.

Sicuramente questa azione di lobby è stata positiva per spingere le istituzioni a farsi carico del problema, sia a livello nazionale che europeo (nel contenzioso Airbus – Boing anche l’Unione Europea sostiene che Boing abbia goduto del sostegno scorretto da parte del governo USA).

Se però i dazi sono rimasti invariati è soprattutto grazie alla presa di posizione delle associazioni del trade americane. La Wine & Spirits Wholesalers of America ha stimato che portare i dazi sui vini francesi al 100% causerebbe una riduzione delle vendite totali di vino negli USA pari al 2%, che determinerebbe la perdita di 17.000 posti di lavoro ed un costo per l’economia americana di 2 miliardi di dollari.

Tra l’altro senza particolari benefici per i produttori USA, visto che, preferenze dei consumatori a parte, le cantine americane non dispongono di vino per sopperire alla riduzione delle importazioni.

Oltre a fare pressioni sul nostro governo e sulle istituzione europee, sarebbe quindi opportuno che nei prossimi sei mesi il settore del vino italiano sostenesse importatori e trade USA nel dimostrare i danni che l’introduzione dei dazi implica per i consumatori e per l’economia americana.

Se credete che non ne abbiano bisogno, forse è meglio che leggiate questo post dal blog di Jancis Robison dove sono riportati i contenuti delle audizioni su dazi fatte dalla commissione del governo con gli operatori del trade americani.
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