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La gestione del rischio e le fiere ai tempi del Covid-19

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La gestione del rischio e le fiere ai tempi del Covid-19
Avete presente una fiera? Quante persone incontra ogni visitatore o espositore, quante mani stringe, quanti amici saluta magari con un abbraccio? Le fiere sono fatte per essere momenti di conoscenza e di incontro e perché abbiano successo due elementi sono fondamentali, che le visitino molte persone interessate al business possibilmente di diversa provenienza e che e ci si incontri molto. Anche il Coronavirus ama le stesse cose, avere occasioni di incontro, conoscere le persone e sviluppare il suo business.

Quindi sfidare il Coronavirus e quello che ne consegue dichiarandosi più forti di lui senza modificare i programmi e lasciando immutata la programmazione delle prossime fiere non è una buona strategia: al Coronavirus non fa che piacere. E il rischio non è solo legato al contagio ma anche e soprattutto al flop: sappiamo già che non ci saranno operatori asiatici ai quali negli ultimi anni si è puntato moltissimo, né arriveranno quelli statunitensi (gli USA hanno invitato i loro cittadini a non visitare le regioni italiane colpite e proprio ieri sera la American Airlines ha interrotto i voli da New York e da Miami per Malpensa e molti altri sceglieranno di non frequentare le nostre manifestazioni.

E infatti in molti hanno già posticipato le date, lo ha fatto il Salone del Mobile di Milano che era previsto per il 21-26 aprile e il Festival del Giornalismo che si sarebbe dovuto svolgere a Perugia tra il 1 e il 5 aprile ad esempio. In tutto solo in Italia sono state spostate o annullate 70 manifestazioni fieristiche. C’è un danno economico per gli enti fiera, per l’indotto, le città, l’occupazione e gli espositori che speravano nel business generato dalla fiera? Certo che si, ma siamo di fronte a un’emergenza globale che sta segnando la nostra storia. C’è stato un prima e ci sarà un dopo che ancora non conosciamo. Al momento però l’unica cosa da fare è gestire il durante.


Le Fiere del vino, dove si assaggia e si sputa

C’è un’altra cosa importante, oltre che per stringere mani alle fiere si va anche e soprattutto per conoscere i prodotti e se un mobile lo si guarda, al limite si tocca e si apre un’anta o un cassetto (almeno mi immagino così), il vino si assaggia. Si assaggia e si sputa. E allora i contatti aumentano e con essi le potenziali occasioni del virus per fare nuove conoscenze. Perché per ogni stretta di mano con un espositore il nostro visitatore utilizzerà diversi bicchieri che gli addetti al ritiro e al lavaggio maneggeranno o che lo stesso personale dello stand gestirà. Perché nella maggior parte dei casi il vino sarà sputato in un contenitore che qualcuno andrà a svuotare e risciacquare in un lavandino.

Il CoVid19 è un virus che attacca le vie aeree e si diffonde principalmente attraverso la saliva
quindi è abbastanza evidente che dove circolano bicchieri e sputacchiere usati da moltissime persone di diversa provenienza il rischio potenziale non può che aumentare. E no, il consumo di alcol non immunizza dal rischio di contaminazione né disinfetta le vie aeree. I gel disinfettanti, quelli ormai introvabili, sono sì a base alcolica ma ne contengono almeno il 70-80% e servono per disinfettare le superfici e le mani, non si bevono e del resto nemmeno i rimedi della nonna prescrivevano un bicchiere di vino contro la polmonite perché ai tempi dei nonni non ci si sognava proprio di prendere poco sul serio una polmonite.

Tra marzo e aprile si svolgono ogni anno due degli eventi fieristici internazionali più importanti al mondo, il primo previsto a Dusseldorf per il 15-17 marzo è Prowein e il secondo tra il 19 e il 22 aprile a Verona è Vinitaly. Nelle edizioni 2019 la prima manifestazione ha visto la partecipazione di 61500 visitatori mentre nei quattro giorni veronesi sono circolate 125000 persone.

Fino a pochi giorni fa le organizzazioni di entrambi gli eventi avevano confermato le date delle edizioni 2020. Poi nella giornata di ieri la notizia del rinvio a data da destinarsi della manifestazione di Dusseldorf  in accordo con la raccomandazione del Governo tedesco di interruzione dei principali eventi sulla base delle indicazioni emerse dalla valutazione del rischio fatta dall’Istituto Robert Koch.

Ma non solo per questo, nel comunicato lanciato dalla Fiera di Dusseldorf si legge anche che le motivazioni sono legate oltre che al contenimento del rischio igienico sanitario all’incertezza della partecipazione di numerosi visitatori ed espositori e alla difficoltà degli spostamenti in modo particolare per i clienti internazionali. In poche parole, nella valutazione del rischio c’è anche quello di fare un buco nell’acqua ed essere in pochi o pochissimi.


E Verona?

Veronafiere ha confermato le date
dopo aver consultato gli stakeholders e in accordo con il Governatore Zaia e il Sindaco di Verona. Già il confronto tra l’Istituto Robert Koch e Luca Zaia nella valutazione del rischio lo trovo eloquente, per cui una posizione dell’Istituto Superiore di Sanità o del Ministero della Salute in questo tipo di decisioni potrebbe essere di aiuto.

Il mondo del vino italiano già in passato ha dato un segnale positivo di svolta. Veronafiere è convinta che, anche in questa occasione, il settore potrà contribuire alla ripresa della nostra economia e a rilanciare un clima di fiducia nel Paese» ha dichiarato il direttore generale Giovanni Mantovani. Veronafiere, nel mantenere alta l’attenzione, ha programmato in tempi brevi un incontro con i rappresentanti della filiera per attivare tutte le risorse e le azioni di incoming e promozione sui mercati internazionali.

"Siamo consapevoli – aggiunge Mantovani – delle difficoltà del momento e dell’immagine distorta dell’Italia percepita all’estero, ma siamo persuasi che l’emergenza rientrerà consentendoci di organizzare regolarmente la manifestazione, che rappresenta il traino per il vino italiano nel mondo". Parole che fanno pensare a una crisi di mercato (quali sono le occasioni in cui il settore ha dato un segnale positivo altrimenti?) ma sembrano fare già riferimento a un dopo-emergenza mentre l’obiettivo in questo momento è contenere un’epidemia non dimostrarsi forti. Non sono i competitor, il rischio di immagine o i mercati a crearci dei problemi in questa fase, è la diffusione del Coronavirus.


Ho chiesto aiuto a Roberta Villa per capire meglio chi ha ragione

Ma magari stiamo tutti esagerando e hanno ragione gli organizzatori veronesi? Ho chiesto aiuto a Roberta Villa, giornalista scientifica milanese che in questi giorni vive in trincea tra interviste, articoli, radio, ospitate e comunicazione del rischio sui suoi canali social (per sapere tutto su Coronavirus seguitela su Instagram) nel segno della trasparenza e la ragionevolezza. Quindi stiamo esagerando? E lei mi ha detto che no, insistere su queste posizioni (tanto quanto la #milanononsiferma) non è proprio cosa, creare allarmismo non va bene ma la sottovalutazione del rischio è anche peggio.

“Facciamo un appello agli organizzatori e alla loro saggezza e responsabilità. Le persone in questa situazione non si spostano, lo vedo nelle centinaia di messaggi che ricevo ogni giorno, rimandare magari fissando già una data è un segnale positivo che prende atto della situazione e che tramette fiducia nella possibilità che possa essere risolta nei prossimi mesi. La perdita di immagine e anche di denaro in un’edizione con una scarsa partecipazione, sottotono e con una probabilità di esplosione di casi da Coronavirus potrebbe essere molto più grave”.

Non si potrebbero applicare misure di contenimento eccezionali, tipo bicchieri monouso? E anche questo mi spiega Roberta Villa non esiste proprio “Sono false rassicurazioni, come dire che “Milano non si ferma” e gli aperitivi basta farli senza abbracciarsi, c’è comunque un grande spostamento di persone e significherebbe solo sottolineare delle criticità, del resto al Salone del Mobile non girano bicchieri ed è stato rinviato lo stesso”.


Comunicare l’incertezza

Nella comunicazione del rischio e in quella della scienza comunicare l’incertezza è fondamentale, permette di trasmettere al pubblico la necessità delle azioni di contenimento e quindi influisce sulla loro efficacia. Su CoronaVirus ci sono ancora tante risposte che non si possono dare e la collaborazione tra istituzioni, comunicatori e cittadini è ciò che permette di far funzionare il sistema.

Non sappiamo se sia più simile a un’influenza stagionale (non banale) o alla Spagnola del 1918 ma vedere esperti che si scontrano su questo argomento come è accaduto nei giorni scorsi tra Roberto Burioni e Maria Rita Gismondo crea più danno e confusione nella percezione del pubblico che ammettere che ancora non lo sappiamo ma ci stiamo lavorando (se vi interessa l’argomento relativo alla comunicazione del rischio in una situazione di emergenza ascoltate questo intervento di Roberta Villa a Omnibus su La7 e leggete questo pezzo di Giancarlo Sturloni su Wired).

"Sottolineare che c’è una buona dose di incertezza è molto importante, potremmo anche sbagliarci e tra un mese tutto potrebbe essersi risolto ma è molto improbabile. E di fronte ad un rischio elevato (che ricordiamo si basa sulla probabilità che un evento si verifichi non sulla sua certezza ndr) dobbiamo essere pronti a rivedere i nostri piani. In generale ad esempio per le epidemie si possono prevedere i tempi e le fasi ma qui non sappiamo ancora molto bene come si comporti il virus. In Cina i contagi e i casi stanno diminuendo ma c’è stata un’opera di contenimento incredibile che da noi probabilmente non è attuabile. Abbiamo una nuova incertezza legata alla possibilità che il virus abbia già circolato in dicembre e quindi non riusciamo a stimare in che fase siamo e naturalmente molto dipende anche da quanto riusciremo a contenere la sua diffusione.” spiega ancora Villa “Può darsi che ad aprile diranno che abbiamo esagerato ma questo accade sempre quando le azioni messe in campo funzionano”.

Ma potremmo mai sapere in futuro come sarebbe andata se, dichiarandoci più forti di un virus poco conosciuto e senza possibilità di cura, non avessimo fatto niente, lasciato le scuole aperte, i locali della movida affollati e le fiere indisturbate?
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#1 Commenti

  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Aggiornamento del 3 marzo ore 18.00 - nonostante la notizia non sia ancora stata pubblicata sul sito di Vinitaly molte testate stanno comunicando voci della cancellazione delle date di Vinitaly e il rinvio alle date del 14-17 giugno.

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    #1

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