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Distanza tra esigenze sanitarie e scelte socio-economiche con Vinitaly alle porte

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Distanza tra esigenze sanitarie e scelte socio-economiche con Vinitaly alle porte
"Siamo consapevoli delle difficoltà del momento e dell’immagine distorta dell’Italia percepita all’estero, ma siamo persuasi che l’emergenza rientrerà consentendoci di organizzare regolarmente la manifestazione, che rappresenta il traino per il vino italiano nel mondo".

Si chiude così il comunicato stampa di Verona Fiere con cui mercoledì 26 febbraio 2020 la direzione generale, di concerto con le principali associazioni di settore, il Presidente della Regione Veneto Zaia e il sindaco di Verona, è stata confermata la programmazione nelle date originarie 19-22 aprile di Vinitaly 2020. "Il settore vino sia svolta positiva per il paese" le parole esatte del direttore generale Giovanni Mantovani che sono sicuramente un invito alla fiducia e alla positività dopo giorni di pre-apocalisse comunicativa poi forse un po' troppo frettolosamente derubricata a poco più di una banale influenza.

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus in Italia, il numero di pazienti contagiati si attesta ad oggi, 1 marzo 2020, complessivamente a 1.128 casi positivi di cui poco oltre i 100 ricoverati con quadri clinici importanti in terapia intensiva. Grande confusione nell'aria. L'altra sera durante la trasmissione Petrolio dedicata all'ormai onnipresente Coronavirus, a un certo punto il primario del Sacco, prof. Massimo Galli sbotta con gli ospiti e il conduttore riportando la serietà della questione sul fronte sanitario: in buona sostanza Galli ha detto, i casi gravi non sono pochi, le strutture che possono ospitare terapia intensiva limitate rispetto alla domanda fuori norma, non bisogna sottovalutare la gravità della situazione.

Bene l'ottimismo quindi, tuttavia, consapevoli che probabilmente la situazione è ancora in piena evoluzione pare lecito interrogarsi sulla bontà della decisione di confermare le date della maggiore fiera di vino del mondo come se nulla fosse.

Solo qualche giorno fa, dopo aver letto online del malcontento di alcuni produttori italiani alla notizia della conferma delle date di Vinitaly e delle pressanti richieste di saldo delle quote di partecipazione già anticipate in larga misura nei mesi precedenti, con il fondato timore - da parte di alcuni espositori - di trovare una manifestazione svuotata di quei fondamentali contatti esteri che rendono unica, utile e profittevole la partecipazione alla fiera veronese, ho pensato di contattare sia a Matilde Poggi, presidente FIVI che a Carlo Alberto Delaini responsabile ufficio stampa di Verona Fiere per un parere in merito.

La presidente di FIVI che ringrazio per la risposta, è stata chiara: "in realtà non mi sembra che la situazione sia così problematica, in caso la situazione evolvesse in un modo o nell'altro ti terrò aggiornato", anche sul fronte FIVI nessuna preclusione quindi, probabilmente il malcontento di cui si è letto sui social era limitato a uno sparuto gruppo di produttori rispetto alla maggioranza e FIVI, con i suoi oltre 1300 associati, ha sicuramente un quadro molto più ampio e comlpleto rispetto a quello che possiamo avere noi da qui.

Non diversa la posizione di Carlo Alberto Delaini a cui pure ho chiesto un commento sulla questione e che mi ha ribadito quanto indicato nel comunicato stampa: "Al momento non c’è nulla da aggiungere. Nel comunicato c’è scritto chiaramente tutto, incluso che abbiamo sentito tutte le associazioni del settore e che le incontreremo nuovamente a breve".

Eppure.
Eppure, mentre aumenta giornalmente il numero dei paesi che sconsiglia ai propri cittadini di recarsi nel nostro paese o addirittura sospende i voli verso determinate città Italiane e mentre è un continuo piovere di disdette e cancellazioni di prenotazioni di hotel il timore di ritrovarsi in una fiera vuota aumenta.

Ieri l'ambasciata americana ha diramato una comunicazione con la quale sconsiglia i viaggi verso l'Italia con particolare riferimento a Lombardia e Veneto. La notizia del giorno però è che Prowein, la seconda più grande manifestazione del vino al mondo che fino alla scorsa settimana pareva invece confermata, è ufficialmente posticipata a data da destinarsi insieme ad un altro set di altre fiere del periodo:

"Messe Düsseldorf GmbH is postponing the trade fairs ProWein, wire, Tube, Beauty, Top Hair and Energy Storage Europe. In close coordination with all partners involved, the company will promptly discuss alternative trade fair dates in order to guarantee planning can reliably proceed. In doing so, Messe Düsseldorf is following the recommendation of the crisis management team of the German government to take into account the principles of the Robert Koch Institute when making a risk assessment of major events. On the basis of this recommendation and the recent significant increase in the number of infected persons, including in Europe, Messe Düsseldorf has reassessed the situation. Added to this is the uncertainty of numerous exhibitors and visitors at the events in March and the complicated travel situation, especially for international customers".

Come dire, avremmo voluto confermare ma ci siamo resi conto che il quadro è cambiato e forse, sulla base dell'incremento delle persone infettate degli ultimi giorni abbiamo riconsiderato la situazione.

La sensazione, netta - e non solo per quanto riguarda il mondo del vino - è di un totale scollamento tra le decisioni che vengono prese a livello sanitario e quelle sul fronte economico e sociale, i due piani, lo stiamo vedendo e capendo in questi giorni, sono a strettissimo contatto tra loro ma è evidente che gli obiettivi sembrino avere direzioni del tutto opposte se non addirittura inconciliabili (chiudere tutto, limitare i contagi, tempo e pazienza per fermare il più possibile la diffusione del virus, aprire le porte, riprendere incontri e socialità nel più breve tempo possibile, per evitare una catastrofe finanziaria ed economica).

E' qualcosa di completamente nuovo con cui tutti stiamo imparando a confrontarci.

Una fiera come Vinitaly muove una quantità di risorse ed energie consistente sia da parte di chi partecipa come espositore o visitatore professionale, sia ovviamente in veste di organizzatore, risorse e implicazioni tali da non rendere certamente facile prendere una decisione in merito. Pare abbastanza evidente al momento però che il rischio di un flop totale non sia da sottovalutare, specie se la situazione non dovesse migliorare improvvisamente e i segnali, per il momento, invitano alla prudenza.
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