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Vino e Coronavirus: spunti dal mondo

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Vino e Coronavirus: spunti dal mondo
La crisi mondiale del Coronavirus sta mettendo alla prova tutto il settore vitivinicolo con conseguenze spesso più severe per i piccoli piuttosto che per i grandi ma come insegna anche la teoria evolutiva di Darwin, le specie con maggiori chance di sopravvivenza non sono quelle più forti, ma quelle più capaci di adattarsi al cambiamento.

Il mondo globale è cambiato radicalmente, incluso quello del vino. Le aziende vinicole sono state capaci di adattarsi rapidamente? Secondo Felicity Carter, caporedattore della nota rivista di wine business Meiningers’s le aziende vinicole sono state molto rapide a rispondere al cambiamento, “sorprendentemente rapide” come ha detto in una recente intervista. Seguono alcuni dei cambiamenti più rilevanti nel mondo del vino globale legati alla pandemia mondiale del coronavirus.


Virtual Wine Tastings

In questa crisi è emerso un vero e proprio nuovo modello di promozione e vendita di vino il così detto Virtual Wine Tasting, una forma virtuale della degustazione che in condizioni normali si svolgerebbe in cantina per i visitatori. Secondo Erin Kirschenmann, editor di Wine Business questo modello è destinato a rimanere anche dopo il superamento della crisi, ed ha il grande vantaggio di attirare una fascia di clienti che difficilmente troverebbero tempo e modo di venire fisicamente in cantina, mentre virtualmente si. In altre parole il virtual wine tasting permette di raggiungere un segmento del mercato diverso che non si può raggiungere tramite la sala degustazione classica. Ha anche l’ulteriore vantaggio di essere “ecologico” nel senso che non comprende spostamenti e quindi ha anche un impatto ambientale positivo.

Gli svantaggi? La primaria problematica di questo modello di business è che aziende che non hanno una precedentemente sviluppata forte presenza online e un bacino di utenti  "seguaci" hanno difficoltà ad applicarlo. Negli Stati Uniti, in particolare in California dove il modello di vendita DTC ( Direct to Consumer, ovvero direttamente al consumatore) e tramite Wine Club sono ben consolidati, le aziende sono passate con facilità alla forma virtuale, cosa che sarebbe molto più difficile per un’azienda che debba create una base utenti ex novo.


Come funzionano?

Queste degustazioni virtuali si appoggiano spesso su piattaforme come Zoom, alcune aziende preferiscono farle direttamente dai propri profili social sotto forma di "live" (dirette). Secondo Art Murray di Flambeaux Wine il format migliore nel loro caso è tramite Instagram Live che gli permette di interagire in diretta con gli utenti e offre anche la possibilità a persone nuove ad aggregarsi. Robert Rainwater di Amista Vineyards riferisce invece di utilizzare Zoom che ritiene più qualitativo e professionale, le degustazioni sono guidate dall'enologo della cantina e sono riservate ai membri del loro wine club. Come sottolinea Rainwater un aspetto molto importante è quello relativo alla creazione della sensazione di comunità, simulare l’atmosfera di un evento sociale del wine club.

Le persone hanno bisogno di vedersi, salutarsi e scambiare due chiacchiere, anche se virtualmente per sentirsi parte della "tribù". In termini pratici ciò che succede è che il membro del club riceve a casa le bottiglie da assaggiare pagando la quota stabilità dopodiché le assaggia guidato virtualmente dall’enologo o da chi guida la degustazione.


One-to-one verso group tasting

Entrambi i modi di fare degustazioni virtuali hanno i loro seguaci. Rainwater di Amista Vineyards preferisce degustazioni virtuali di gruppo per creare come già detto un senso di comunità, mentre Shannon Muracchioli di Clos du Val, a Napa in California preferisce la formula face-to-face per i loro clienti speciali, per dare la sensazione di maggior esclusività e attenzione. La cantina pratica entrambe le forme, sia degustazioni virtuali one-to-one sia di gruppo.
Può quindi il virtuale sostituire la degustazione in cantina fisica? Difficilmente. I due canali sono complementari ed è probabile che anche dopo la fine della crisi questa nuova forma di interazione virtuale continuerà ad esistere, affiancando le forme classiche di wine tasting.


Manifestazioni del vino virtuali?

Molte aziende sono riuscite con successo a passare ad una nuova forma di interazione con il consumatore, il virtual wine tasting potrebbe quindi essere possibile anche per le manifestazioni del vino? La questione in questo caso è molto più complessa, le manifestazioni rappresentano per tante aziende il più importante momento per generare vendite e allacciare rapporti diretti, umani oltre che professionali. In altre parole, il vino, oltre all'importantissimo fattore fisico della necessità di assaggio, ha anche una sua particolare connotazione culturale ed esperienziale difficilmente esportabile in un'interazione solo online. Pensiamo per esempio ad un evento come Bordeaux en primeur, dove non si tratta solo del puro assaggio dei vini, ma di una esperienza molto più ricca e profonda. Specialmente per persone provenienti da culture molto diverse dalla nostra come per esempio i buyers orientali avere l’occasione di vivere "l'esperienza Bordeaux" ha un valore inestimabile impossibile da tradurre in virtuale.

Dall’inizio dell'emergenza Covid19 come ben sappiamo sono state cancellate tutte le manifestazioni, piccole e grandi incluse Prowein, Vinitaly, ecc. e per il momento non è assolutamente chiaro quando si potranno nuovamente organizzare eventi. Per far fronte a questa situazione anomala somo nati alcuni interessanti progetti di "wine events virtuali" come per esempio la Portuguese Wine Week organizzata da Adega. Si tratta di una specie di "manifestazione del vino" online con la possibilità per gli operatori di prenotare uno slot di tempo e di effettuare un vero e proprio incontro virtuale con il produttore selezionato all'orario stabilito. La manifestazione comprendeva inoltre una serie di video interventi da parte di produttori e opinion leader visibili sulla piattaforma. André Riberinho, ideatore del progetto, si dice soddisfatto di questa prima edizione riportando che il livello di risposta e interesse da parte dei produttori portoghesi sia stato sopra le sue aspettative.

Queso format potrebbe trovare una sua nicchia e continuare ad esistere anche dopo la fine dell’emergenza viaggiando su binari diversi rispetto alle manifestazioni tradizionali il cui potere di creare connessioni, rapporti e esperienze dirette difficilmente può essere riprodotto online.


Webinars ed e-learning

Un altro aspetto molto interessante dell’impatto del Coronavirus sul mondo del vino è stata la proliferazione di webinar di diversi tipi e su diversi argomenti, la maggior parte dei quali gratuiti.Tra quelli da notare sicuramente, per chi ha familiarità con l’inglese, The Real Wine Business ideato da Robert Joseph e Polly Hammond. Le registrazioni delle puntate sono disponibili anche sul loro canale YouTube.

Giunto ormai alla quattordicesima puntata, l’obiettivo del progetto è quello di creare una piattaforma su cui la comunità internazionale del vino possa scambiarsi idee e strategie per fronteggiare insieme le conseguenze del Covid-19 sul settore e discutere di argomenti di attualità. Ai webinar, dai contenuti di livello decisamente alto, hanno già partecipato esperti di fama internazionale come Jancis Robinson, Isabelle Legeron, Jane Anson, Alice Feiring etc.

Anche le piattaforme di e-learning hanno avuto un notevole sviluppo in questo momento storico dando la possibilità a molte persone costrette a stare a casa di trarre beneficio di questa pausa forzata investendo in formazione e auto miglioramento. Siti di formazione come Napa Valley Wine Academy per esempio confermano un incremento del 40% delle iscrizioni ai loro corsi online nell’ultimo mese.

La situazione in Italia?
Sarà oggetto della seconda parte di questo materiale, settimana prossima.
Stay tuned.
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