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Ispirazioni enoiche dai webinars Real Business of Wine -1

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Ispirazioni enoiche dai webinars Real Business of Wine -1

A partire dalla metà di marzo, in corrispondenza di quella che avrebbe dovuto la data di inizio del ProWein, Polly Hammond, consulente di marketing (digitale) e Robert Joseph, giornalista del settore vinicolo a livello internazionale (firma costante della rivista Meininger’s Wine Business International che ho già citato e consigliato spesso nei miei post in passato) hanno inziato ad organizzare dei webinars sul settore del vino in questa fase di emergenza.

Non so bene cosa avessero in mente, so però che il risultato sono stati ad oggi 15 (se ho contato bene) seminari on line sugli argomenti più disparati. Tutti di grande interesse e tutti caratterizzati da massima interazione non solo tra i relatori, ma anche con l’audience che assiste, chiamata spesso a porgere direttamente le domande ai partecipanti.

Inoltre, la chat aperta a tutti permette anche lo scambio di opinioni ed informazioni tra gli stessi partecipanti, creando conversazioni parallele e non meno interessanti. Il livello dei relatori è molto alto, spessisimo figure di livello mondiale nel settore vinicolo  non solo. Non potendoli citare tutti, evito di fare nomi per non fare torto a nessuno.

Per iscrivervi ai prossimi potete andare sul sito ReaBizWine.com. Se invece volete quelli passati, le registrazioni dei seminari fino ad oggi le trovate sul canale loro canale You Tube

Qui sotto invece trovate le frasi, i concetti che a me hanno colpito di più.
Una specie di Bignami, quindi con il difetto della parzialità, ma anche il pregio della brevità. Anzi rendere ancora più breve la lettura, divido la raccolta in due: una la pubblico oggi e l’altra la pubblicherò mercoledì.

"Bordeaux attualmente è uno dei migliori territori di caccia per vini di valore (superiore) intorno alle 17-20 sterline a bottiglia.

Sono una grande fan dei vini portoghesi e greci perché sono rimasti fedeli ai loro varietali autoctoni.

Gli aromi terziari non sono capiti/apprezzati da molti consumatori? Piuttosto il contrario, non ci sono molti produttori che fanno vini guardando ai lunghi invecchiamenti.

Normalmente la settimana en-primeur di Bordeaux dura circa 3-4 settimane.

Assaggiare i vini di Bordeaux en-primeur è una follia. La presentazione en-primeur è una cosa recente, iniziata nei primi anni ’70 in risposta alla crisi petrolifera.

I punteggi sono una diavoleria necessaria per far capire rapidamente al consumatore il livello di un vino.

E’ difficile avere un sistema di punteggio che tenga conto sia della qualità che del prezzo,

I punteggi sono un modo di capire il palato di qualcun altro. Il problema è quando i punteggi diventano l’unica cosa senza che intorno ci sia un contesto.

I vini confezionati in provetta sono un ottimo modo per spedire campioni in giro per il mondo in alternativa alla bottiglia da 75 cl.

Dobbiamo cambiare il modo in cui parliamo di vino. Le cose sono migliorate, ma c’è ancora molto da fare in termini di varietà razziale e di genere.

Come è cambiato il consumo di vino attraverso le generazioni? Il calo del consumo era già la più grande sfida per il settore prima dell’emergenza sanitaria COVID-19.

E’ difficile dimostrare il contributo del sommelier al business del ristorante. Bisogna comprendere che il sommelier non si limita semplicemente a versare il vino, ma fa/può fare molto di più.

In tempi di ansietà bevete vini di conforto (comfort wines). Ad esempio Shiraz, la parte settentrionale della Valle del Rodano: grenache è la nuova tendenza (critico USA).

Il vino come un sentimento piuttosto che come varietale.

Non sono sicuro della differenza tra giornalisti di vino e “scrittori di vino” (N.d.A. “wine journalist and wine writer” in originale). Credo nella necessità di essere separati dei produttori per avere come riferimento solo i lettori (N.d.A.: io non sono d’accordo).

Un vino “referenza” è quello con caratteristiche che ricadono entro un certo intervallo di stili e rappresentano un’origine.

Il vino deve essere scelto secondo l’occasione, quindi non c’è in assoluto un vino migliore di un altro.

Il vino è molto più facile da capire rispetto all’industria del vino.

Preferisco la biodinamica al biologico perché il biodinamico ti dice cosa devi fare e non cosa NON devi fare.

E’ passato al biodinamico quando un giorno ha assaggiato un Semillon più vibrante di qualsiasi altro avesse mai bevuto primo ed era un video biodinamico.

Vini che sono buoni per la mente/l’anima e non solo per il corpo.

Dinamizzare l’acqua ha un aspetto fisico ed uno spirituale: La spiritualità può essere profonda, se tu vi credi a fondo, o leggera, se semplicemente vuoi seguire le regole nel modo giusto.

La chiave della biodinamica è che tu devi costruire la tua propria fertilità nel suolo. Questo aumenta il senso del luogo nel vino.

C’era qualcosa di elettrico nel vino, qualcosa di diverso. E la differenza veniva dal fatto che il vigneto era era passato alla gestione biodinamica da 5 anni."

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