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C come Claudia, C come Covid, C come comunicazione

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C come Claudia, C come Covid, C come comunicazione
Qual è stato il vostro momento Covid in cui avete avuto la percezione che qualcosa di epocale stava accadendo e che la nostra "vita normale" si stava sgretolando? Io lo ricordo forte e chiaro, mi trovavo nella nostra vendita aziendale di Castelfranco Emilia il 23 febbraio ed ho assistito alla prima razzia degli scaffali, forse complice la chiusura delle scuole ed il primo senso di indefinito e di mancanza di certezze.

Ora mi sento come in vendemmia, lunghe giornate tutte uguali, dove non c’è sabato e domenica e vedi solo bins e cassette di uva, adesso solo virus e mascherine.

Umberto Trombelli scrive "Diamo vita ad nuovo Risorgimento del vino italiano, ma non solo, di tutto il made in Italy".

Sarà che mi chiamo "enologonervoso"
 e che il pragmatismo tante volte è stato la mia ancora di salvezza, ma ho bisogno di pensare di progettare, di capire quello che potrà succedere. E' chiaro sotto agli occhi di tutti che la filiera produttiva ha bisogno di liquidità, ma queste sono cose della politica e delle associazioni di categoria, sarebbe già una cosa fantastica arrivare alla semplificazioni delle pratiche burocratiche, problema presente già in era pre-Covid.

Io penso alla tavola rotonda della promozione del vino italiano.
Si perché un progetto unitario deve partire da una tavola rotonda con le sedie tutte alla stessa altezza , in modo che tutti si sentano in diritto di parlare senza paura e senza remore.
.
Ma attorno al tavolo chi ci deve stare?
Sempre Umberto scriveva di diventare una grande enoteca e se ci pensate bene una grande enoteca l’abbiamo gia a disposizione: Expo 2015 vi dice qualcosa? Abbiamo la struttura e la base dei vini su cui lavorare e questa può diventare nuovamente CASA ITALIA dove riprendere il racconto del vino in un linguaggio univoco.

Appello ai produttori.
Smettiamo di raccontarci con auto referenzialità ed impariamo a guardarci con occhi esterni così per partire con un linguaggio univoco.

Appello ai miei colleghi.
Impariamo a raccontare della solforosa, della fermentazione malolattica, delle ammine biogene, dell'impronta dell’acqua, della sostenibilita’ in maniera semplice e comprensibile, come se lo dovessimo raccontare a nostro nonno o a nostro figlio. Nella mia follia visionaria sogno laboratori di degustazione sui difetti, sui cibi con contenuti di solforosa superiore al vino, sui cibi con le ammine biogene, di educazione sensoriale, di elaborazione della scheda tecnica ideale.

Appello ai comunicatori.
Chiudiamo una volta per tutte con le diatribe: vegano, biologico, artigianale, naturale e ricominciamo a parlare di vino come prodotto culturale, che non passa necessariamente per Come lo facevano i Romani.

Ve lo ricordo di nuovo, sono iniziati i trattamenti, la vendemmia è dopodomani, poi di chi far sedere al tavolo ne parliamo un'altra volta
 
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#2 Commenti

  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    A me spaventa tanto questo distanziamento sociale, che non si trasformi in un individualismo ancora più accentuato di come già lo era in molte situazioni prima: leggasi forbice tra ricchezza e povertà, salute e malattia, possibilità di studiare e no, e ancora.

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    #1
  • Claudia Donegaglia

    Claudia Donegaglia

    La forbice ci sara' , come la capacita' di spesa media che è già' calata ed è destinata a diminuire ancora . Dobbiamo abituarci ad una nuova socialita', speriamo di non imbarbarirci troppo

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    #2

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