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#ilvinononsiferma, la rete dei vignaioli

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#ilvinononsiferma, la rete dei vignaioli
Le conseguenze del Covid-19, la pandemia che ha colpito tutti gli Stati del mondo, si stanno già facendo sentire, e i loro effetti rischiano di mettere seriamente in crisi l’economia del nostro Paese, incluso il settore vitivinicolo.

Tutti i produttori di vino sono in crisi: i più piccoli forse più degli altri, perché raramente hanno accesso alla grande distribuzione organizzata, che è poi il luogo dove i consumatori fanno la spesa quotidianamente.
La GDO non si è fermata, ma quasi tutto il resto sì: ristoranti, enoteche, bar e wine bar, tutte le mescite sono ferme da settimane, e davvero oggi è difficile poter prevedere quando potranno riaprire, e a quali condizioni.

I vignaioli, naturalmente, non si sono fermati.
La vigna ha bisogno di cure, tutti i giorni, il vino ha bisogno di essere accudito, travasato, imbottigliato.
Molti di voi ci hanno aiutato e ci stanno aiutando con gli acquisti diretti, sempre nel rispetto della filiera, ad andare avanti, a non mollare. E di questo vi ringraziamo, vi ringrazio personalmente, uno ad uno.
Ma questo non basta.

E’ un momento non solo di crisi, ma anche di confusione a tutti i livelli istituzionali del nostro Paese. Il governo dice una cosa e i sindaci ne fanno un’altra, le banche interpretano il decreto Cura Italia come gli pare o come gli conviene, in sede europea sono state avanzate delle proposte che danneggerebbero, in misura possibilmente ancora più grave, la struttura produttiva a cui apparteniamo.

E’ stata infatti avanzata la proposta di ricorrere alla distillazione di emergenza, che pagherebbe ai vignaioli “fino ad un massimo di 80 centesimi” al litro per inviare il vino alle distillerie. Una misura che avvantaggia, come al solito, le grandi e grandissime aziende e purtroppo rischia di aprire le porte a speculazioni commerciali, non sempre trasparenti e legali. Senza contare che una misura del genere assorbirebbe circa 800 milioni di euro, una cifra che rischia di esaurire il budget destinato all’agricoltura, lasciando poco o niente a misure che potrebbero realmente aiutare i vignaioli.

Qualche giorno fa, insieme a alcuni amici vignaioli, abbiamo iniziato a condividere le nostre preoccupazioni e le nostre idee su come si può ripartire. Ne è nata una rete, che in due giorni ha un sito web (qui www.ilvinononsiferma), una pagina Facebook, una bozza di accordo con la filiera dei distributori italiani (che speriamo possa essere sottoscritta ufficialmente oggi) e l’adesione di oltre 200 vignaioli di tutta Italia.
Perché solo insieme ne possiamo uscire.

E forse ne usciremo più forti, più consapevoli, più uniti e allo stesso tempo tutelati dal semplice fatto di mettere insieme le nostre stesse forze.
Se il Coronavirus servisse almeno a questo, a me andrebbe bene anche così.
 
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