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FuoriZona sì, ma non fuori luogo

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FuoriZona sì, ma non fuori luogo
Chi mi conosce un pochino sa quanto io sia innamorata del terroir di Menfi: il Mediterraneo azzurrissimo, la brezza salmastra che si fa ora ponente gentile, ora scirocco africano, e tanta, tantissima luce che piove dal cielo e viene riflessa dal mare in misura superiore per almeno il 30% alla media del resto d’Italia.
Sono condizioni climatiche e ambientali straordinarie, che fin dall’antichità hanno reso la Sicilia la terra di elezione per la produzione di cibo buono e sano. E l’uva non fa eccezione.

La millenaria attitudine di luogo così tanto vocato all’agricoltura ha portato la Sicilia a diventare un vero e proprio giacimento di biodiversità. Forse non tutti sanno che i vitigni autoctoni siciliani fino ad oggi catalogati sono ben 121, e chissà quanti si saranno persi per strada da quando la cultura del vino ha messo qui le proprie radici, 2.500 anni fa. La maggior parte di questi vitigni deriva da varietà greche e fenicie, adattate dai coloni provenienti dal Mediterraneo orientale e successivamente incrociate, ibridate e così divenute parte fondamentale dell’identità vinicola della mia meravigliosa isola.

Fra le varietà greche, il Frappato occupa un posto speciale nel mio cuore.

Appartiene, come tutti i vitigni siciliani a bacca rossa più eleganti e significativi, alla famiglia dei Nerelli, quella da cui ha avuto origine anche il Sangiovese, per capirci. E’ dunque parente del Mascalese e del Perricone, ed ha in comune con il primo eleganza e leggiadria di corpo, e con il secondo la straordinaria speziatura.
 



Relazioni genetiche del Frappato



Sebbene tradizionalmente legato al ragusano, dove in blend con il Nero d’Avola dà vita allo straordinario Cerasuolo di Vittoria, oltre il 46% del Frappato siciliano viene coltivato in provincia di Trapani. Ragusa segue con il 34%, accompagnata da Agrigento con l’11,5% (ultimo Censimento generale dell’Agricoltura - ISTAT 2010). La superficie coltivata a Frappato, un tempo molto rilevante, si è oggi ridotta a circa 640 ettari, che è poca cosa se si pensa che l’intera superficie vitata siciliana raggiunge i 106.000 ettari. 

Un vitigno, dunque, “minore”, ma non meno affascinante delle varietà più diffuse e conosciute; anzi, forse ancora più affascinante perché poco conosciuto e quindi meno snaturato dalle speculazioni commerciali che hanno, in passato, calpestato la dignità di molti altri vitigni siciliani.

Devo dire che è proprio per questa sua scarsa diffusione che mi sono messa in testa di piantare il Frappato a Belìce.
L’areale di Menfi condivide con quello di Vittoria molte caratteristiche fondamentali: entrambi esposti a sud e quindi all’Africa, entrambi ricchi di salinità e baciati dal vento di mare, entrambi ricchi di suoli sabbioso-calcarei adagiati su argille calde e compatte. 


E quindi, al terzo anno dall’impianto di due biotipi – uno più aromatico e floreale, l’altro più intenso, speziato e fruttato – nel 2019 ho fatto la mia prima vendemmia di Frappato. Prima piccola vendemmia, da cui sono uscite meno di 2.000 bottiglie.


Tenuta Belicello, Vigna FuoriZona

Tenuta Belicello, Vigna FuoriZona


Che meraviglia! Un vino dal brillante colore rubino scarico con riflessi fucsia, un tannino morbido, un’acidità piuttosto evidente e il corpo esile e flessuoso. Che profuma di ciliegie, menta piperita e violetta e geranio e rose rosse, piccante al naso come di pepe rosa appena macinato e con una bocca di arancia rossa e melograno. Fresco, goloso, super-estivo. 

Il nome, ovviamente, è venuto da sé: FuoriZona perché non sta a Vittoria, ma non fuori luogo perché a Belìce il Frappato ci sta proprio bene. 

L’etichetta? Solo due parole. Ve lo ricordate quel meraviglioso intervento di Liliana Segre al Parlamento Europeo quest’inverno, in occasione della giornata della memoria? Raccontava della bambina di Terezìn che disegnò, durante la deportazione, una farfalla che vola sopra i fili spinati. Ecco: quelle parole io le porto nel cuore, e spero che il piccolissimo gesto di disegnarle su un’etichetta possa ricordare a me e a tutti quella testimonianza e quel messaggio: di scegliere sempre l’amore, la pace, la solidarietà verso ogni essere umano che abita, insieme a noi, questa terra.



 
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#13 Commenti

  • Gerardo Gerry Checchi

    Gerardo Gerry Checchi

    Grande Marilena! Sarà un vero piacere assaggiarlo!

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    #1
  • Davide Robbiati

    Davide Robbiati

    L'immagine della vigna è estasiante e il senso dell'etichetta commovente e fortificante. Tanti complimenti... e massima curiosità!

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    #2
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Grazie ad entrambi :)

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    #3
  • Giorgio Fortunati / DegustandoVino

    Giorgio Fortunati / DegustandoVino

    Brava Marilena! Bellissimo post, l'immagine nitida della natura che descrivi, i dati e le interessanti info ampelografiche che fornisci... Grazie! non vedo l'ora di provare questo vino, magari, come altre volte, sarebbe bello assaggiarlo insieme!

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    #4
  • Roberto Villa

    Roberto Villa

    ehhhh...mannaggia... coi cantieri della metropolitana sotto casa ..qui se non mi salta fuori un Capocordata Ardito che mette in moto l'ambaradan mi tocca scendere in bici ..ma è risalire che mi preoccupa

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    #5
  • Domenico Valenzano

    Domenico Valenzano

    Arriva, porta pazienza.

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    #6
  • Giuseppe Federico

    Giuseppe Federico

    Concordo naturalmente su tutto quanto sapientemente scritto da Marilena, che in campo enologico è una delle migliori menti (e "penne") dell'Isola, meno invece sul riferimento "politico" (in senso molto lato) dell'etichetta, non perché non ne condivida la correttezza del messaggio, ma solo perché credo che oggi, molto più che all'epoca dei terribili fatti storici, le nostre opinioni siano sempre più veicolate ed indirizzate ad hoc verso un "politically correct" molto di facciata e che perciò nasconde, togliendogli a priori possibilità di emergere, a tante altre atrocità altrettanto atroci, ma "legittimate" dai sempre più prioritari ed inalienabili interessi economici transnazionali.
    Naturalmente si tratta una riflessione personale che nulla toglie alla bellezza dell'etichetta e, soprattutto, alla bontà di questo "FuoriZona".

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    #7
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Caro Federico, nella mia etichetta non c'è nulla di ciò che intendi tu per “politico”. Se invece vogliamo per una volta attribuire alla parola “politico” il suo significato più alto, che è poi quello che ha originato nel VII secolo a.C. l’esistenza stessa della parola, allora la mia etichetta ha un significato solo ed esclusivamente politico.

    E’ infatti “politico” tutto ciò che attiene alla polis, tutto ciò che riguarda la vita del cittadino, le sue scelte individuali e morali, il suo impegno civico, il suo universo culturale e i valori che lo definiscono e lo caratterizzano non solo come cittadino, ma come individuo, come essere umano che appartiene ad una comunità di uomini liberi. Fanno parte della visione “politica” la giustizia e la pietà, la misura, l’equità, l’etica, il rispetto, la temperanza e la valorizzazione dell’essere umano.

    Sì, la mia etichetta in questo senso è politica: ne sono orgogliosa, e col cavolo che è “politically correct” o che le mie opinioni siano indirizzate ad hoc chissà verso quale facciata.

    Il messaggio di Liliana Segre mi ha colpita, e lo porto nel cuore, perché ci sono stata a Dachau e a Mathausen, e ho visto i fili spinati ancora eretti, memoria perenne dell’abiezione cui sono sprofondati tanti uomini di allora e tantissimi uomini di oggi. Vacci anche tu, magari te ne farai un’idea più rispettosa.

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    #8
  • Giuseppe Federico

    Giuseppe Federico

    Cara Marilena, intanto grazie della gentile risposta che prova concretamente l'applicazione, nel tuo vissuto quotidiano, della tua visione "politica" nel suo significato più alto.
    Credo però di non dover prendere da te lezioni di rispetto verso le atrocità della storia (non solo la Shoah, ma anche i gulag, le foibe, lo sterminio degli indiani d'America ieri come la questione palestinese oggi, e l'elenco potrebbe essere ancora molto lungo purtroppo) dato che ho la fortuna di aver ricevuto un'educazione da persona libera e rispettosa dell'opinione altrui anche se diversa od opposta alla mia; non è questa d'altronde l'essenza più nobile del concetto di democrazia a te, e a noi tutti, tanto cara?
    Il rispetto vero io l'ho imparato da mio nonno, un piccolo imprenditore agricolo (e, naturalmente, anche viticoltore) convintamente antifascista e che proprio per questo, nella seconda parte del "ventennio", ha pagato le prevedibili conseguenze della sua scelta, restando però sempre orgogliosamente con la schiena dritta e la mente libera da ogni falsa ideologia.
    Per questo e per tante altre ragioni che non sto qui ad elencare, non essendo questa la sede opportuna, continuerò sempre a pensare da persona libera e con una visione costruttivamente critica dei fatti storici, al di là di qualsiasi ideologia-preconcetto o visione "politicamente corretta" monotonamente suggerita dal pensiero dominante. "Nel dubbio la prima certezza", diceva qualcuno tanto tempo fa, almeno finché il pensiero unico non ci vieterà anche di dubitare...

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    #9
  • Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Marilena Barbera - Cantine Barbera

    Vedi Federico, non sono venuta io sotto ad un tuo post ad insinuare che le tue scelte, le tue riflessioni o le tue idee siano soltanto proclametti di facciata.

    Né sono io a darti lezioni: io ho parlato del mio pensiero, di un mio vino e di una mia etichetta. Ho parlato in modo semplice di quello che provo, e davvero non c’è alcun significato recondito, né un fantomatico “politically correct” a cui, per ragioni che non comprendo, releghi la mia opinione.
    Non ti conosco, non so chi sei e non ho idea di come tu la pensi. Non me ne volere, ma il benaltrismo è un esercizio che mi annoia un poco.

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    #10
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Perdonate se intervengo, più che altro Federico (sarebbe cortese e rispettoso di questa community mettere nome e cognome nel profilo), sarebbe curioso capire quale sia esattamente il punto.

    Scrivi: "[concordo] meno invece sul riferimento "politico" (in senso molto lato) dell'etichetta, non perché non ne condivida la correttezza del messaggio, ma solo perché credo che oggi, molto più che all'epoca dei terribili fatti storici, le nostre opinioni siano sempre più veicolate ed indirizzate ad hoc verso un "politically correct" molto di facciata e che perciò nasconde, togliendogli a priori possibilità di emergere, a tante altre atrocità altrettanto atroci".

    Ok, quindi?
    Bisognava fare l'etichetta contro il consumismo o l'inquinamento ambientale? Non è sufficiente, come atto politico di sostanza, fare agricoltura e poi esser liberi di mettere in etichetta un po' quel che si ritiene opportuno? Chiedo senza retorica.

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    #11
  • Giuseppe Federico

    Giuseppe Federico

    Salve Filippo, intanto ho aggiunto il mio nome nel profilo e mi scuso per non averlo fatto prima, concordo pienamente con la tua conclusione che fare agricoltura al meglio delle proprie possibilità, con passione competenza ed onestà, sia il miglior "atto politico di sostanza" che chi fa questo mestiere possa compiere ogni giorno. Tutto il resto sono solo pensieri e riflessioni che ho voluto condividere prendendo spunto dalla peraltro molto riuscita etichetta, senza alcun intento di polemizzare o criticare a priori le opinioni altrui. Ho solo approfittato della possibilità di confronto libero offerta dal sito per esprimere la mia personalissima opinione, certo di non voler mancare di rispetto ad alcuno.

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    #12
  • Ferdinando Mascitelli

    Ferdinando Mascitelli

    Grazie della bella presentazione Marilena, esprime chiaramente l'amore del territorio e la passione per quello che fai; sicuramente avrò modo di trovarne conferma stappando una tua bottiglia.

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    #13

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