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Tenuta Planitia - Villa Bogdano 1880: un posto incredibile dove fanno vini sorprendentemente buoni

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Tenuta Planitia - Villa Bogdano 1880: un posto incredibile dove fanno vini sorprendentemente buoni
Nella foto il vigneto di Tocai risalente a fine del 1800, allevato a cassone padovano.

Alla tenuta Villa Bogdano ci si arriva per delle stradine di campagna di quelle che mio nonno diceva che erano fatte “drio del mus”, ossia dietro all’asino, perché non si capisce il motivo di tutte quelle curve nella pianura tra Veneto e Friuli.

L’impressione è quella di trovarsi in una bolla spaziale perché sembra impossibile che esista ancora una campagna così aperta e profonda a 10 chilometri da Portogruaro, in quel nord-est dove i paesi si susseguono senza soluzione di continuità a formare una gigantesca area sub-urbana che mescola gli antichi centri storici con i capannoni delle aree artigianali-industriali e le spianate di quelle commerciali.
Invece Lison rimane una frazione di campagna dove le semplici case degli anni ’50 prevalgono sulle villette di design geometrile.

Magari grazie anche agli oltre 110 ettari della tenuta, che ospitano anche l’ultimo residuo di bosco planiziale, ossia bosco di pianura, risalente al 1200, dichiarato area di notevole interesse pubblico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano e sito di tutela della biodiversità dall’Unione Europea nell’ambito del progetto Natura 2000. Ed effettivamente nella tenuta vivono 15 specie animali e vegetali protette, tra cui spicca la rana ululona dal ventre giallo (Bombina Variegata) che deve il nome al gracidare che somiglia ad un ululato.

La tenuta esiste fin dai tempi della Repubblica di Venezia con la classica formula dell’azienda agricola a ciclo chiuso: vigneto, seminativo ed allevamento bovino. In tempi più recenti, dal 1960 al 2016 è appartenuta alla famiglia Villa, importanti imprenditori del settore dell’importazione di pesce surgelato. I Villa si erano concentrati sull’allevamento dei bovini da carne, mantenendo la parte vitivinicola come complemento della produzione di Tenuta Lison, il vecchio nome con cui molti in zona continuano a chiamare l’azienda. Seguendo questa visione quindi gli interventi in vigneto ed in cantina sono stati minimi e volti ad una logica conservativa più che di sviluppo.

In seguito alla crisi del settore zootecnico, nel 2016 l’azienda è stata ceduta e la nuova proprietà ha puntato decisamente alla valorizzazione del tesoro di vigneti storici che avevano attraversato inalterati i secoli. Dalle 117 viti di tocai risalenti a fine ‘800 ed ancora allevate con il sistema del cassone padovano fino ai più “recenti” 3,5 ha di merlot piantati nel 1960, in azienda ci sono oltre 18 ha di vigneti con più di sessant’anni. La medesima logica conservativa ha preservato in cantina le vasche in cemento, popolari negli anni ’50 e ’60 e valorizzate nuovamente negli ultimi anni per gentilezza con cui fanno maturare i vini. Con capienze che vanno dai 25 ai 300 hl, permettono di vinificare separatamente le uve provenienti dai diversi vigneti aziendali.

In un territorio dove le prime attività di bonifica risalgono al 1620, Tenuta Planitia si distingue per trovarsi su un terreno “originario” delimitato dai fiumi Loncon e Lison, tanto antico da essere il luogo in cui nel 1926 è stata ritrovata una statua in bronzo della dea Diana cacciatrice di epoca romana che oggi è uno dei reperti più pregiati del Museo Nazionale Concordiense di Portogruaro.

Antichità a parte, a noi interessano le caratteristiche di questo terreno: alcalino di origine alluvionale, caratterizzato da uno strato con una forte componente argillosa di circa 60 cm che poggia su una profonda base calcarea. Malgrado dal punto di vista climatico il Veneto Orientale sia una zona dove coltivare secondo i criteri dell’agricoltura biologica risulta difficile, i vigneti biologici qui sono abbastanza diffusi. Tenuta Planitia è stata uno dei precursori adottando l’agricoltura biologica dal 1993 su tutta la superficie aziendale, sia vigneti che seminativi.

Mettendo insieme l’età delle viti, le caratteristiche del terreno e la coltivazione biologica il risultato sono rese di produzione che si aggirano sui 70 q.li/ha, molto più basse rispetto a quelle previste dei disciplinari DOC e DOCG del territorio.

Anche questo spiega i profili sorprendenti dei vini.

Villa Bogdano Pinot Grigio DOC Venezia 2018 biologico.
Villa Bogdano è uno degli immobili che si trovano all’interno di Tenuta Planitia ed è il marchio con cui vengono imbottigliati i vini. Quello che mi ha colpito di questo vino è che unisce l’intensità, la rotondità ed il corpo dei Pinot Grigio del Collio con la freschezza, la croccantezza e la sapidità dei Pinot Grigio dell’Alto Adige. Lo so che descritto così, facendo riferimento ad altre zone viti-vinicole, suona male e sminuente, ma in realtà Il Pinot Grigio di Villa Bogdano è una sintesi dei diversi stili del Pinot Grigio del nord-est italiano. Non ho scritto “summa” per non essere troppo aulico, ma ci stava perché Villa Bogdano è il Pinot Grigio più completo che mi è capitato di bere da molto tempo a questa parte. Niente da aggiungere, niente da togliere.

Villa Bogdano Lison Classico DOCG 2018
Qui siamo nel cuore della coltivazione del Tocai in Veneto. Non a caso quando la disputa con l’Ungheria ha proibito di utilizzare il termine “Tocai” per indicare il vino prodotto in Italia da questo vitigno, nel Veneto la denominazione adottata è stata “Lison”. Il Lison Classico DOCG di Villa Bogdano è un vino lungo, largo, ampio che continua a rilanciare aromi man mano che si degusta. Miele leggero di fiori bianchi che sfocia in qualche nota di confettura, sentori balsamici dove risaltano salvia e menta, la classica mandorla sul finale. Però il vino non finisce perché rivela un cenno di rosmarino. Una chiosa fresca e sapida che pulisce il palato per il prossimo sorso.

Villa Bogdano Prosecco DOC spumante brut.
Un Prosecco serio, molto. Forse troppo? Spumante brut con 8 g/l di zucchero residuo, vendemmia 2018, imbottigliato ad aprile 2019. Quindi lunga permanenza sui lieviti in autoclave e lunghissimo affinamento in bottiglia. Al naso più fiori che frutti e tra i frutti più mela verde ed agrumi che pera e pesca.
In bocca la bollicina persistente si apprezza cremosa ed il vino risulta piacevole. Mi è rimasta però l’impressione di un Prosecco chiuso in una gabbia da cui cercava di uscire (se questa espressione per voi significa qualcosa). E i rossi? Tenuta Planitia produce anche Merlot e Refosco dal Peduncolo Rosso. Però tra il giro in campagna e l’assaggio dei bianchi (manca lo chardonnay), non c’era più tempo.

Toccherà tornare.

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