50 g/l Nota Sono sicuro che i tecnici del Consorzio dell’Asti e del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali hanno fatto tutte le verifiche del caso, però segnalo una cosa curiosa: nella copia del regolamento in mio possesso tra i sinonimi ammessi nelle varie lingue per il termine “extra dry” NON c’è “extra-secco”. Probabilmente si tratta di un aggiornamento successivo che a me manca. La versione secco rischia di confondere la percezione dell’Asti? L’omogeneità e la costanza delle caratteristiche (organolettiche) sono la base per definire un prodotto come un prodotto di qualità. Immaginate se ogni volta che mangiate un vasetto di yogurt della stessa marca e dello stesso tipo il gusto fosse diverso. Sicuramente cambiereste marca. Nel vino c’è naturalmente una variabilità organolettica da un’annata all’altra e perfino da una bottiglia all’altra della stessa annata bevute in momenti diversi. Questa variabilità è probabilmente un elemento che allontana segmenti di consumatori dal vino di qualità corrente, mentre è più accettata e perfino ricercata quanto più il vino è di elevata qualità / eccellenza. Analizzare questo apparente controsenso sarebbe interessenta, ma superfluo per l\'argoento di questo post, quindi soprassiedo. Spesso dico che uno degli elementi del successo del prosecco, prodotto e marca, è la sua maggiore omogeneità organolettica nel tempo e nello spazio rispetto ad altri vini. Detto in altre parole quando beve un prosecco il consumatore riceve sempre sostanzialmente quello che si aspetta. Cosa succederà al posizionamento dell’Asti con l’Asti Secco? Non l’ho assaggiato e quindi parlo alla cieca, ma pensando alla differenza del contenuto zuccherino immagino che la differenza organolettica tra la versione dolce e secca sia netta. E’ anche probabile che le due versioni si rivolgano a momenti di consumo diversi. Per evitare, o almeno ridurre, una confusione che finirebbe per indebolire la percezione della marca Asti ribadisco quindi che sarà quindi necessario prevedere una campagna di comunicazione sui principali ercati che trovi il modo di comunicare le differenze delle diverse versioni dell’Asti all’interno di un’identità comune. Secco o extra-secco (dry o extra-dry)? In questi mesi tutte le discussioni si sono concentrate sull’Asti Secco probabilmente per per l’assonanza / confusione che poteva (può) creare con il Prosecco. Forse più un rischio che un\'opportunità. Però nel nuovo disciplinare è prevista anche la versione extra-dry. Se penso alla piacevolezza che porta l’aromaticità del moscato, alle tendenze di consumo che si possono osservare sui mercati ed alla possibilità / necessità di differenziare il più possibile le caratteristiche organolettiche delle diverse proposte dell\'Asti, se fossi un\'azienda un pensierino all\'extra dry invece che al secco io lo farei. Ci vediamo al Vinitaly? (C\'è perfino un raduno ndr). " /> Vinix Platform
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