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Dolada

di Le Vigne di Alice - Life is a bubble
  • via dolada 21, Plois di Pieve d'Alpago (BL) - Veneto - Italia
  • telefono: 0437 479141
  • email: info@dolada.it
  • fascia di prezzo: da 81 a 120
Dolada
CUCINA: 9
SERVIZIO: 9
CARTA DEI VINI: 8
VALUTAZIONE: @ @ @ @ @
Una domenica diversa dalle altre e preparata mentalmente da diverso tempo. Oggi ho accompagnato i miei figli a Erto e Casso.





Chi non lo sapesse, la zona è quella del Vajont: la diga, la frana, la strage.





Giornata splendida, un ottobre di sole e di colori ma quando arrivi qui la tristezza e l'abbandono li respiri.





E' forte l'impatto, è forte il contrasto tra ciò che vedi e tra ciò che immagini doveva essere e soprattutto poteva essere.





Racconto loro gli antefatti partendo addirittura dal 1928 fino al 9 ottobre 1963.





Poi, come dice Mauro Corona, il nulla.





Al di là delle cifre angoscianti di morte c'è qualcosa di più importante, c'è la fine della storia umana di due paesi, allora pieni di vita.





Bellissime le case superstiti tutte di pietra, le vie strette e lastricate, sembra quasi di sentirne le voci, di annusare gli odori delle letamaie, le chiacchiere di streghe e di misteri tra i tavoli delle numerose osterie che un tempo abitavano qui, percepisco i volti scavati, incrocio un uomo con la carriola che mi sorride e saluta.





Ciò che nessuna frana potrà mai seppellire è la dignità di questi luoghi e delle persone che vi appartengono.





Da lì ci muoviamo verso l'Alpago, meta sempre desiderata per ritrovare un po' di serenità, godere della nostra famiglia, e incontrare uomini e donne veri.





Il ristorante della famiglia De Prà ci accoglie per l'ora più bella. I gradi esterni sono pochi ma il sole di oggi e l'asciutto dell'aria ti fanno venire la voglia di respirare e basta. il panorama è da meditazione per ogni sguardo c'è un pensiero, per ogni angolo un profumo.





Rossana la mamma dello chef Riccardo, è la signora del castello, regina dell'accoglienza come ogni materfamilias dovrebbe essere. Enzo, il papà, è vero al 100% e capostipite di una cucina di alto livello e strettamente legata alle sue tradizioni. Benedetta, la figlia, è una ragazza solare e molto professionale, degna erede della madre. Camminare intorno al ristorante significa scoprire cose che ormai non si vedono più.





Un orto all'apparenza, diventa ad uno sguardo più ravvicinato, un giardino botanico, un esercizio naturale di sensazioni olfattive. chiudo gli occhi e annuso giocando e divertendomi con la mia memoria. sulla destra della stradina scovo un forno da pane. la pala appoggiata al muro e il buio del concavo che risalta sulla parete inondata di sole.





Un silenzio sonoro fa da sfondo al mio percorso, e mi accorgo che i colori di foglie e di fiori diversi tra loro e ormai prossimi al riposo coronano la casa e aprono al vialetto d'ingresso.





Tra un passo e l'altro la mia mano arriva a sfiorare un cespuglio di finocchio selvatico e felice odoro le dita colpite.





Scegliamo il menù degustazione d'autunno anche se di proposte ce ne sono di diverse e anche oneste.





Apre il glu glu, antico strumento veneto di vetro che Riccardo ha recuperato per le sue alchimie. del glu glu ho letto testimonianza in un testo di Veronelli "alla ricerca dei sapori perduti" testo del 1968 riedito da "Derive e Approdi", una lettura che vi consiglio caldamente.





Ma ecco la prima emozione: una trota (dal lago di Santa Croce)marinata ai profumi del bosco. l'humus su cui il pesce poggia è alla vista un grumo di terriccio che emana sentori di pino, di funghi, di frutti di bosco, spettacolare. chiudo gli occhi e ricordo per un attimo quando papà mi portava a cercar funghi.





Quella terra è in realtà un pane nero sbriciolato con segale e avena, poi ci sono i mirtilli, le violette e i funghi e anche qualche rametto di pino. la consistenza della trota è perfetta, il sapore integro si equilibria perfettamente con tutto il resto.





Subito segue il secondo servizio della trota affumicata al momento e servita con una passata di tuberi e una salsa olandese. Piatto di sostanza forse con un predominio eccessivo della salsa. il rametto di pino che lo decora è leggermente affumicato ed emana un profumo piacevole.





Skins che io traduco buccia è a mio parere filosofia pura: il messaggio è chiaro, niente va buttato, anche i resti di cucina hanno una loro dignità. una pelle di trota croustillant (non riesco a trovare l'espressione italiana che renda), una buccia nera fritta che è melanzana, pura, la parte migliore di questa verdura, poi la scorza di una zucca, quella di un formaggio... la genialità la ritrovo nella buccia di una mela dell'Alpago lasciata così al naturale come a dire che è già buona così. banale sottolineare l'intensità e la veridicità di questi sapori.





Il Mec Dolad è invece una sorta di presa in giro del cibo veloce: un piccolo panino al latte tagliato a metà e farcito con un hamburger di cinghiale che ne vorresti mangiare altri dieci.





tecnica perfetta e personalità si ritrovano nella lasagnetta con seppioline di barena, che sono croccanti e nascoste tra grafismi di sfoglia un piatto da pop art.





Il ritorno ai sapori natii è nelle Lumache alla bellunese alla sua maniera. avendo assaggiato più volte questo piatto mi rendo conto del percorso che Riccardo ha fatto in tanti anni. un gioco di sapori che passa dal fungo alla lumaca con altrettanti passaggi di consistenze e una leggerezza quasi a dire "te le faccio solo vedere le lumache" per lasciare in bocca un desiderio.





Il Manzo crudo (che è quello della Rosina) è appena scottato sulla brace, e si scioglie in bocca come il burro. piatto semplice ma di grande intensità.





E per finire il Cento per cento Pistacchio che non ha bisogno di commenti, il nome del piatto è tutto un programma. il caffè lo prendiamo fuori nel giardino perchè ci vogliamo godere il panorama di tutto l'Alpago e il silenzio che qui regna. sto bene e godo di questo incontro e dei caramelli veneziani che con i cioccolatini sono il vassoio del mio caffè.





Due chiacchiere con loro famiglia e lo stimolo a continuare in un luogo così difficile e fuori mano ma che fa credere ancora nelle favole.

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